Massimo RASO – Segr. Gen. CGIL Agrigento
L’anno che ci lasciamo alle spalle è stato sicuramente un altro anno difficile dal punto di vista del lavoro e della occupazione.
Oggi, in realtà, potremmo dire esattamente le cose dette un anno fa: siamo al 6^ anno di crisi del Paese e, dentro la crisi, le parti più deboli dello stesso hanno vissuto la crisi peggio.
La radiografia della provincia è stata fatta più volte.
I numeri dell’ISTAT sono impietosi: Tasso di occupazione 32.24%, tasso di attività 40,40%, persone in cerca di occupazione 31.353, tasso di disoccupazione 20,20%,tasso di inattività 59,59% (74,03% quello delle donne!).
Niente che non sapevamo.
Bastava leggere con attenzione il lavoro che annualmente compie la Camera di Commercio o quello, recente fatto dal Comitato Provinciale dell’Inps.
Per esempio nello studio INPS c’è scritto che “su una popolazione provinciale di 438.000 abitanti l’INPS “gestisce” una “platea” di 130.000 pensionati (35.000 di “vecchiaia”, 25.000 di invalidità, 27.000 superstiti, 15.000 pensioni sociali e 7000 invalidi civili. Cui aggiungere 18.000 INPDAP, 1000 Postali, 1100 Regionali) … di questi 90. 000 percepiscono una pensione inferiore a 500 euro mensili”.
A questi dati si possono aggiungere i dati che provengono dalla Cassa edile e dalle varie associazioni di categoria, mischiarle con le pagelle del “Sole 24 ore” ma, alla fine, viene fuori sempre la stessa immagine: quella di una provincia povera, con pensionati poveri, con tassi di disoccupazione più alti della media regionale e quasi doppi di quello del resto del Paese.
Un apparato industriale inesistente e che ogni giorno perde un pezzo, ieri Italcementi oggi Laterizi Fauci…, aziende molto piccole, sottocapitalizzate con problemi enormi di accesso al credito, cosi frantumate da essere per loro inibita ogni velleità di competizione con il resto del mondo; una situazione infrastrutturale del tutto insufficente (e non mi riferisco solo a strade, autostrade, porti ma anche a grandi reti di comunicazione, sistema scolastico, stato dei servizi offerti alle persone o alle aziende ecc.).
Tutto questo convive, come sempre, con grandi opportunità che sono offerte dalla nostra collocazione geografica, dalla nostra storia, dalla nostra cultura, dal nostro sottosuolo.
Perché ancora alla fine del 2013 dobbiamo lamentare il fatto che, ad esempio, le Terme di Sciacca sono ben lontane dall’essere valorizzate; perché non si è ancora sciolto il nodo Italkali; perché lo sviluppo turistico (da Licata a Sciacca) si ferma agli annunci o è paralizzato da una burocrazia estenuante?
Perché persino gli investimenti annunciati, alcuni di portata mai vista (quando mai la Provincia di Agrigento ha avuto investimenti per circa 1.000 milioni???) sono ancora fermi al palo o rallentati?
Sull’emigrazione non abbiamo dati, ma vi è una ripresa spaventosa del fenomeno ed essa oggi riguarda anche la cosidetta “fuga dei cervelli” e riguarda giovani altamente scolarizzati, che si somma all’emigrazione “tradizionale”.
Ovviamente i “problemi del lavoro” non finiscono qui.
C’è la condizione drammatica del precariato che in alcuni casi va avanti da oltre 20 anni; vi la condizione di settori (penso ai Forestali, ai dipendenti dell’ESA o dei Consorzi di Bonifica o della Formazione Professionale) che dipendono direttamente dal Bilancio della Regione che è sottoposto ogni anno alla roulette russa di non sapere se e come andrà avanti.
O a quella parte di lavoro che vive dipendendo comunque dal “pubblico”, figlio delle tante “esternalizzazioni” e privatizzazioni: acqua, rifiuti, servizi.
Vi è la frantumazione del lavoro. Sempre l’INPS ci dice che ci sono 10.000 (diecimila!) lavoratori “parasubordinati” e la Camera di Commercio ci racconta della esplosione delle “partite IVA” che spesso nascondono un lavoratore dipendente e non già una nuova Impresa.
Vi è l’esplodere di questioni sociali enormi, “nuove povertà” che si sommano alle preesistenti; la drammatica situazione della migrazione che non significa solo Lampedusa ma anche come le nostre Realtà Comunali (penso al triangolo Ravanusa/Campobello/Canicattì) convivono con l’emigrazione dell’Est Europa o, in generale, con i tanti problemi che i flussi migratori portano con sè; penso agli anziani non autosufficienti e soli e, come abbiamo visto, anche poveri.
Nella questione lavoro vi è irrisolta la questione della sicurezza: l’anno che ci lasciamo alle spalle è stato segnato dalla incredibile vicenda di quell’operaio di Bivona sepolto in una cava a Villafranca.
Ecco perché serve una svolta.
Lo sosteniamo – inascoltati!- da troppo tempo e, davvero, speriamo che il 2014 possa segnare un cambiamento: occorre che le forze migliori di questa provincia, le forze del lavoro e dell’impresa insieme alle istituzioni locali, trovino lo spirito di quella straordinaria stagione dei “patti territoriali” (al di là degli effetti materiali che quella stagione realmente produsse).
L’intuizione era giusta: Lavoro/Impresa/Istuituzioni Locali insieme per “governare lo sviluppo”, per indirizzare, per stendere un “piano industriale” che dica con nettezza quello che questa Provincia vuol fare “da grande”.
Un “piano del lavoro possibile” che porti a concretezza le intuizioni della programmazione strategica fatta qualche anno fa; che decida di non perdere nemmeno 1 occasione, di non perdere 1 finanziamento o un’opportunità offerta dall’Europa in direzione del lavoro e del sociale.
Lo dicevamo qualche settimana fa a proposito dell’edilizia, un settore agonizzante: possibile che non possiamo “monitorare” con esattezza risorse, opportunità e progetti per seguirli “passo passo” fino alla cantierizzazione?
Possibile assistere alla “perdita” di finanziamenti senza fiatare?
Occorre un “patto” tra le forze produttive di questa nostra provincia che sia in grado di parlare “alla pari” con la Politica che decide, a Roma come a Palermo.
A Voi sembra normale che la Giunta Crocetta che è stata “itinerante” in quasi tutta la Sicilia, non abbia ancora messo piede ad Agrigento?
Possibile che Agrigento abbia perso la sua voce, non sappia fare “sistema” al netto delle legittime divisioni politiche?
Ecco, l’augurio per il 2014 che mi sento di fare a questa Provincia è quello di saper ritrovare l’orgoglio di difenderla, di non vederla morire così, senza tentare di ripartire, senza combattere.
Ha ragione Monsignor Montenegro, quando esorta la Politica a dimostrare di amare questa nostra terra.
Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto alle nuove generazioni.
Queste cose le diremo il 23 Gennaio alla presenza di Susanna Camusso, la nostra Segretaria Generale che verrà ad Agrigento per un’iniziativa.
Cercheremo di sviluppare questi concetti e lanceremo una proposta concreta alle forze economiche , sindacali e sociali.
Per noi, come sempre, l’anno comincia a Sciacca, il 4 Gennaio, per l’anniversario di Accursio Miraglia, dove torniamo a ribadire , insieme al ricordo di questo grandissimo sindacalista assassinato dalla mafia, che la condizione essenziale per sperare in un futuro, passa dalla sconfitta della mafia che condanna questa nostra terra al sottosviluppo.