Mentre il quadro politico locale si prepara alle prossime scadenze elettorali per il rinnovo del Consiglio comunale, l’area di opposizione al sindaco Antonio Palumbo continua a riorganizzare le proprie forze e strategie. Tra i volti più attivi e determinati dei banchi della minoranza c’è Peppe Lentini, consigliere comunale di lunga esperienza e punto di riferimento della tradizione socialista e riformista a Favara.
In questi anni di consiliatura, Lentini ha condotto un’opposizione puntuale e rigida, incalzando la giunta Palumbo sui nodi irrisolti della città: dai servizi essenziali al decoro urbano, fino alla gestione economico-finanziaria dell’ente. Negli ultimi mesi, la sua azione politica ha trovato nuova linfa nell’intesa strategica con movimenti della società civile come CambiarePasso, ponendo le basi per una convergenza all’interno del tavolo di centrodestra e dell’area moderata.
Lo abbiamo intervistato per analizzare il momento politico cittadino, le ragioni del suo no all’amministrazione uscente e la visione d’insieme per il futuro di Favara.
- Consigliere Lentini, partiamo da un giudizio d’insieme: qual è il suo bilancio sull’operato dell’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Palumbo?
Il bilancio è del tutto insoddisfacente. A distanza di anni dall’insediamento, la città si trova ad affrontare le medesime emergenze di sempre, senza che sia stata tracciata una vera rotta di sviluppo. Al netto della propaganda, i problemi quotidiani dei residenti si sono persino accentuati. È mancata la capacità amministrativa e programmatoria necessaria per dare una svolta concreta a Favara.
- Lei ha mantenuto una linea d’opposizione ferma fin dal primo giorno. Quali sono le ragioni di fondo che le hanno impedito di sostenere questa giunta?
Non si è trattato di un’opposizione preconcetta, ma di una scelta coerente con i programmi e con la visione della città. L’amministrazione Palumbo ha disatteso molte delle promesse elettorali annunciate ai favaresi: dalla gestione del territorio al miglioramento dei servizi di base, fino alla trasparenza dell’azione amministrativa. Di fronte a queste mancanze, il mio ruolo di garanzia verso chi mi ha eletto imponeva un’alternativa netta.
- Di recente si è consolidato l’asse politico con movimenti civici come CambiarePasso. Che significato ha questo accordo?
È un passaggio fondamentale. Significa aprire il perimetro politico alla società civile, alle professioni e a chi vive ogni giorno le criticità dei quartieri. Con CambiarePasso condividiamo una lettura pragmatica dei problemi e la volontà di proporre soluzioni anziché polemiche sterile. Insieme stiamo costruendo un blocco civico e politico solido, capace di dare peso e sostanza alle istanze dei cittadini.
- Da esponente della tradizione socialista e riformista, come si colloca la sua posizione all’interno di una coalizione di centrodestra?
Il socialismo riformista si è sempre caratterizzato per l’attenzione ai bisogni concreti della gente, al lavoro, al merito e all’efficienza della macchina pubblica. Nel contesto locale attuale, le sensibilità moderate, riformiste e di centrodestra convergono sulla priorità di salvare la città dal degrado e dall’improvvisazione. Non è una scelta ideologica, ma un patto di responsabilità per il bene di Favara.
- L’area di centrodestra e le forze ad essa vicine sono storicamente soggette a frammentazioni. È davvero convinto che stavolta si arrivi a un accordo unitario?
Sono convinto che prevalga il senso di responsabilità. Tutti i soggetti seduti al tavolo politico sono consapevoli che dividersi significa consegnare nuovamente la città all’inconcludenza. Le condizioni per un quadro unito e compatto ci sono tutte, a patto che si metta al primo posto il progetto amministrativo e non i destini dei singoli.
- Che identità dovrà avere la figura da candidare alla carica di Sindaco? Avete già un profilo d’area o un nome condiviso?
Favara ha bisogno di una figura autorevole, dotata di spiccata competenza amministrativa e profonda conoscenza della macchina burocratica. Serve un Sindaco capace di ascoltare, che viva in mezzo alla gente e che sappia rappresentare con dignità il Comune nei tavoli sovra-comunali. Stiamo valutando profili di alto livello e a breve faremo sintesi su un nome autorevole per tutta la coalizione.
- Passando ai contenuti programmatici, quali sono le priorità e le emergenze da affrontare per i prossimi anni?
Le priorità sono sotto gli occhi di tutti: la riorganizzazione della viabilità cittadina, la manutenzione delle strade e dell’illuminazione pubblica, il decoro e la sicurezza del centro storico, oltre alla risoluzione definitiva delle criticità legate ai servizi cimiteriali. A questo va affiancato un piano straordinario di sostegno alle attività commerciali e produttive locali, che rappresentano il cuore economico di Favara.
- Uno dei problemi storici del Comune riguarda l’efficienza della macchina burocratica e l’accesso ai fondi di finanziamento. Con quale metodo intende intervenire?
Senza una macchina comunale che funziona, qualsiasi programma resta sulla carta. Occorre valorizzare le risorse umane dell’ente, riorganizzare i settori chiave e istituire un’unità di missione dedicata esclusivamente all’intercettazione dei fondi europei e regionali. Servono progetti cantierabili subito per attrarre investimenti sul territorio: è questa la vera chiave per avviare il rilancio di Favara.











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