Nonostante il lungo elenco delle cantonate, gioca a fare il primo della classe. Ieri pomeriggio mi trovavo tra le persone che formavano la numerosa rappresentanza di favaresi destinatari, loro malgrado, della cittadinanza agrigentina. Si stava aspettando, davanti al Palazzo dei Giganti, l’arrivo di Marco Zambuto e ognuno commentava a modo suo la tegola che era caduta sulla sua testa.
Tutti esprimevano scontentezza sull’amministrazione favarese. Del resto, la “lite” sui confini territoriali tra Agrigento e Favara, è la più grande manifestazione della incapacità politica, come se ce ne fosse di bisogno, recente e di almeno il ventennio passato. Ciò che è accaduto è davvero paradossale.
Il bisogno pressante è stato ed è dei favaresi, che dovendo costruire le loro nuove abitazioni, non potevano fare cosa diversa dal realizzarla in territorio di Agrigento, trovandosi il confine tra le due città a poche centinaia di metri dal centro storico di Favara.
Si è iniziato a muovere le carte della burocrazia negli anni ’90, io ero assessore della Giunta Airò e si formarono due commissioni comunali, quella di Agrigento presieduta da Lillo Micciché e l’altra di Favara da Mimmo Castronovo. Si arrivò ad un sofferto accordo e si ridisegnarono i confini sulle carte che prevedevano una porzione della zona industriale passare alla Città dei Templi. La proposta non fece in tempo ad essere approvata dai Consigli comunali, ché nel frattempo era scaduto il mandato elettorale delle due amministrazioni. Dopo il primo tentativo se ne sono consumati altri da parte di tutti i sindaci che si sono succeduti nel tempo. Marco Zambuto che è stato rieletto è, infatti, al suo secondo tentativo.
Agrigento, dicevamo, ha sempre avuto il coltello dalla parte del manico, ché il problema è di Favara.
Per il Capoluogo di provincia avere una popolazione incrementata da circa 4.000 unità è tutto grasso che cola, per Favara perdere lo stesso numero di cittadini è una pesante batosta, in termini di contribuenti, di rapporto numerico cittadini e servizi. Non solo. Favara non può disinteressarsi del territorio abitativo “incollato” al suo centro storico.
Ora gli effetti del censimento del 2011, sui residenti nelle zone Saraceno, Caltafaraci e Favara Ovest si conoscevano, ma nessuno si è preso il disturbo di informarne per tempo i destinatari. O dobbiamo pensare che mentre l’amministrazione e la burocrazia agrigentina preparava “l’esodo” con il cambio persino delle denominazioni delle strade, a Favara nulla sapevano Manganella e suoi burocrati.
Come la metti, la metti, ciò che è accaduto è grave. Ecco di questo discuteva la gente davanti al Palazzo dei Giganti in attesa dell’arrivo di Marco Zambuto.
Discuteva di questo e delle carte ferme da un anno, dopo gli annunci trionfalistici del 2012. Conforta la presa di coscienza da parte dei cittadini che si sono costituiti in comitato e la determinazione dei consiglieri comunali di Favara, di maggioranza e di opposizione, per risolvere la problematica.