Gaetano Scorsone
Con la solenne Messa concelebrata domenica sera in Piazza Cavour e con l’esibizione dell’Accademia Palladium di lunedì sera si sono spenti i riflettori sull’edizione 2016 della Festa di San Giuseppe.
Con un’impostazione sobria e senza orpelli consumistici e/o stravaganti, la Festa che Favara ha dedicato al suo Patriarca anche quest’anno si è svolta puntando al coinvolgimento delle più diverse eccellenze cittadine che, spontaneamente, si sono fatte avanti per offrire al venerato Santo i frutti del loro quotidiano impegno nei più disparati ambiti di loro applicazione quale tangibile segno di Fede e di Devozione.
Così, dal 16 al 29 agosto , secondo un ben articolato programma, si sono succeduti tutta una serie di eventi che hanno trovato nello spirito di comunità un efficace antidoto appositamente somministrato per smussare le differenze, ridimensionare le troppo impetuose individualità, armonizzare le tensioni e le aride conflittualità perché TUTTI si riscoprisse finalmente il sano orgoglio dell’essere favaresi ovvero figli delle stesse radici storiche, delle stesse tradizioni, della stessa Fede, chiamati a coltivare INSIEME le proprie speranze e a costruire il comune futuro.
C’è stato un tempo in cui le diverse condizioni socio-economiche hanno condizionato non solo gli usi e costumi ma anche la popolare espressione della devozione che via via, si è andata progressivamente trasformando da contadina ad imprenditoriale, sino ad oggi, decisamente più comunitaria e solidale. Certo, per alcuni i cambiamenti sono difficili da accettare, ancorati come sono a nostalgiche abitudini di un passato che non si vuole accettare come già vissuto. . .
Il tempo, però, scorre non solo per le persone ma anche per le comunità, e se non si è in grado di tenere il giusto passo, dettato dagli incalzanti e sempre più estesi cambiamenti sociali, culturali ed economici si corre il rischio di arenarsi pericolosamente fra le insidiose secche di un improduttivo ed ingiustificato immobilismo che vedrebbe tutti perdenti e senza prospettive future. Come efficacemente espresso dall’Arciprete don Giuseppe D’Oriente nella sua approfondita omelia di domenica sera, le conflittualità, le tensioni e la sterile speculazione politica non hanno mai portato da nessuna parte, a maggior ragione in momenti di acclarati e diffusi sconquassi che rischiano di mettere al tappeto la comunità intera e per tempi, ahimè, lunghi e dolorosi.
Il messaggio che forte si leva dalla Festa appena conclusa è che ognuno di noi operi una sana e rigenerante opera di conversione, a maggior ragione se si rivestono delicate responsabilità, per far proprio il saggio modello di San Giuseppe non solo nella Famiglia e nella Fede, ma anche e, soprattutto, nel lavoro, nella società e nel servizio della politica. Siamo ancora in tempo per invertire la rotta e dirigerci, con convinzione e condiviso impegno, verso la salvifica luce del Bene Comune . . . Ed allora, senza più indugi, con l’intercessione di San Giuseppe e con la Grazia di nostro Signore PROVIAMOCI !!!










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