Fino a qualche anno fa, il tempo dei pasticcieri favaresi era scandito dalla produzione degli agnelli pasquali, poi si è aggiunto il panettone. Così come per la ricorrenza Pasquale, per il Natale la produzione si inizia circa un mese prima dalla festività. Ed è un’attività frenetica per soddisfare, innanzitutto, le richieste che vengono dal Nord Italia e dall’estero.
“I nostri panettoni – ci dice Oreste Alba – vengono spediti in Belgio, Germania, Francia, Inghilterra, Nord Italia e anche negli Stati Uniti e nel Canada. E’ chiaro che si tratta di una produzione artigianale nella qualità e, ovviamente, nella sua quantità. Parliamo, dunque, di una produzione limitata e di una, altrettanto, limitata esportazione. Devo dire, ad ogni modo, che di anno in anno si registra un aumento delle richieste”.
Sembrerebbe che non si riesca a fare sinergia tra gli artigiani per potenziare la produzione e generare nuova occupazione e ricchezza. Manca lo spirito di cooperazione per meglio aggredire il mercato per l’agnello pasquale e oggi anche per i panettoni. Eppure l’uno e gli altri sono prodotti di elevata qualità in grado di catturare un significativo numero di richieste.
“Il prodotto – conclude Alba – si distingue tra quello destinato, per ragioni di durata, esclusivamente per il consumo locale, come il panettone con la crema di ricotta e l’altro esportabile come quello al pistacchio, alla crema di limone o al cioccolato”.
Un consiglio. Meglio prenotare in tempo per non restare senza il panettone favarese e accontentarsi per il giorno di Natale del prodotto industriale.










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