Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. Parola del Signore

Gesù è un osservato speciale. Ogni parola, ogni gesto, anche il più innocuo, insignificante, anodino, privo di qualsiasi importanza, viene esaminato, studiato, analizzato, passato al microscopio teologico e religioso degli scribi, dei farisei, dei capi dei sacerdoti. Questo microscopio ha però delle lenti sfasate. Attraverso di esse non si vede il sommo bene. Si vede solo il male ed è male, in Cristo Gesù, tutto ciò che non è conforme al loro pensiero ateo, empio, adultero, privo della più pura e santa fede. Le coscienze non sono tutte uguali. Vi è quella ostinata, quella lassa, quella invidiosa, quella superba e altèra, quella malata di concupiscenza e arroganza, di stoltezza e stupidità. Ma vi è anche quella onesta che sa vedere il bene ovunque esso si trovi. Vi è quella debole che non riesce a decidersi per il bene visto e quella timorosa e prudente oltre misura che ammira Gesù di nascosto, avendo paura di farlo pubblicamente. Oggi si presenta dinanzi a Gesù uno scriba. È un attento osservatore delle cose, uno scrupoloso analista della storia. Lui nota che Gesù sa rispondere, non si smarrisce in nessuna argomentazione. Dove altri avrebbero potuto rischiare molto, Lui invece ne esce sempre a testa alta. Nessuno riesce a farlo cadere in un errore di imprudenza o di non esatta valutazione del rischio cui si espone nel rispondere. Questo scriba si trova dinanzi ad un uomo che non è come tutti gli altri. Tutti gli altri sarebbero caduti, Lui invece rimane sempre in piedi. Mette alla prova Gesù non per cattiveria, invidia, gelosia, desiderio di fargli del male. Bensì solo per constatare la bravura di Gesù e nel caso uscisse da questo colloquio convinto, di aderire anche al messaggio del Maestro. La domanda che lo scriba pone a Gesù richiede la perfetta conoscenza della Scrittura e pertanto presuppone che Gesù abbia studiato, o per lo meno frequentato qualche alta scuola rabbinica del tempo. La risposta non solo è immediata. Viene anche completata. Non c’è un primo comandamento. Ce ne sono due primi comandamenti. Ed è questo l’errore di sempre nella religione. Si procede sempre per separazione dei comandamenti, delle profezie, delle divine disposizioni, delle stesse rivelazioni storiche fatte attraverso ora uno ora l’altro profeta. La separazione è deleteria per la fede. L’unità invece è la vita. Chi vuole dare vita al popolo del Signore deve unire comandamenti, profezia, rivelazioni. Chi invece vuole che il popolo di Dio rimanga nella morte deve continuare in questa logica perversa: separare tutto, comandamenti, profezie, sacramenti, doni dello Spirito Santo, virtù, la stessa Parola del Signore. Il primo comandamento da solo non è sufficiente per essere veri adoratori di Dio. Bisogna unire l’altro comandamento, quello verso il prossimo. Questa unità è di vitale importanza dal momento che noi non viviamo solo di relazione con Dio, viviamo invece di relazione con ogni altra persona umana, cui è dovuto lo stesso amore che ognuno ha per se stesso. È nell’osservanza equilibrata di questi due comandamenti che la vera vita matura e cresce sulla nostra terra. Quando uno di questi comandamenti ha il sopravvento sull’altro, è la fine della vera vita, perché è la fine della verità che governa la storia degli uomini. Oggi vi è preponderanza per il secondo comandamento. Mancando però il primo, il secondo si vive in maniera parziale, ereticale, falsa.

A cura di Fra Giuseppe Maggiore

Pace e bene