Ing. Antonino Vizzini

vizziniFelicemente pensionato, già Direttore Ricerca e Sviluppo di Agenzia per l’erogazione di politiche attive

L’Avviso 2 era stato annunciato come una rivoluzione copernicana che avrebbe portato gli allievi al centro del processo formativo. L’introduzione del catalogo, con nuove figure professionali scaturite dal confronto con il mondo produttivo, con il processo decisionale sull’iscrizione focalizzato sull’allievo, faceva proprio sperare che, finalmente, la Formazione stesse cambiando marcia e si stesse aprendo una nuova era.

Viste le ottime premesse, vediamo di fare un punto della situazione e di capire come è andata a finire, se realmente, come in tutte le rivoluzioni copernicane che si rispettano, il Sole ha smesso di girare intorno alla Terra e le parti si sono invertite.

Cominciamo dalla presentazione dei progetti: Ciascun Ente consulta il catalogo e, in base alle proprie capacità logistiche, definite attraverso un complesso calcolo sui ricavi dell’ultimo quinquennio, presenta le proprie proposte, che vanno a finire su un sito web che può essere consultato dai potenziali allievi. Coloro che sono interessati, possono presentare un domanda di preiscrizione sullo stesso sito.

Poffarbacco, diciamo, è tutto bellissimo, ma questi ragazzi vengono lasciati soli a decidere il corso da frequentare? La caratteristica principale dell’Avviso è quella di voler formare competenze realmente spendibili sul mercato del lavoro e ci si è scordati che le politiche attive del lavoro comprendono una moltitudine di azioni, alcune delle quali, come il bilancio delle competenze e l’orientamento in generale, sono propedeutiche alla scelta del percorso formativo da frequentare?

La domanda è ancora più pertinente dal momento che l’Amministrazione Regionale dispone di strutture istituzionalmente dedicate a questo servizio, i Centri per l’Impiego e, anche se le politiche attive del lavoro sono state suddivise fra due diversi dipartimenti, quello del Lavoro e quello dell’Istruzione, ci si aspetta che essi collaborino, ciascuno per quanto di competenza, per fornire all’utenza il miglior servizio possibile. Al contrario, l’Avviso non prevede il minimo coinvolgimento dei Centri per l’Impiego e affida il compito di loro competenza a una pagina internet e all’autodeterminazione dell’allievo che, per carità, potrebbe anche sapere perfettamente cosa vuole fare da grande ma, senza esperienza e competenze specifiche, potrebbe anche andare incontro a clamorosi errori che potrebbero danneggiare irrimediabilmente il suo inserimento nel mercato del lavoro e, di conseguenza, la sua intera vita.

No, questo aspetto della rivoluzione copernicana annunciata ci sembra francamente inadeguato, qua, più che fare girare la Terra attorno al Sole sembra proprio che stiano aggiungendo un altro epiciclo alla teoria tolemaica, rendendola ancora più complicata e meno efficiente.

Ma passiamo oltre, vediamo cosa succede dopo che i giovani si sono preiscritti: anche se la parola click day ha una sinistra fama, dovuta a exploit della precedente Giunta Regionale non propriamente andati a buon fine, non sapremmo in che altro modo definire quello che è successo il 6 giugno scorso, poi precipitosamente sospeso e rimandato all’11 giugno per il cedimento della piattaforma informatica, che forse non era stata dimensionata correttamente. Per carità, le piattaforme informatiche non sono come i ponti, il loro cedimento fortunatamente non provoca morti e feriti, ma un minimo di analisi e dimensionamento, specie quando si opera con soldi pubblici, sarebbe anche opportuno. Comunque, alle 12 esatte del 6 giugno si aprono i server e gli allievi preiscritti devono recarsi presso gli enti prescelti per formalizzare la conferma della preiscrizione, trasformandola in qualcosa che, però, non è ancora una vera iscrizione. Gli Enti che hanno aderito all’Avviso, quindi, pur senza avere ancora uno straccio di decreto di finanziamento, devono organizzare a proprie spese personale e risorse per fare quello che logica avrebbe voluto fosse fatto dai Centri per l’Impiego. E non solo, devono fare tutto con la massima velocità perché, non appena le prenotazioni di risorse avranno superato le disponibilità previste dall’Avviso, non verranno finanziati altri corsi. Caliamo un drappo pietoso sul 6 giugno, in cui l’annunciato click day si trasformò subito in un crash day e vediamo cosa accadde l’11: Gli aspiranti allievi dovevano presentarsi all’ente prescelto con il modulo di preiscrizione stampato da internet e l’ente doveva scaricare un secondo modulo di preiscrizione, stamparlo, farlo firmare all’allievo e caricarlo in piattaforma insieme alla scansione dei documeti di identità, titolo di studio etc. Nel momento in cui un corso raggiungeva 15 allievi, scattava la riserva delle risorse.

Perdindirindina, quindi la centralità dell’allievo passava attraverso l’organizzazione degli enti. Se un ente sbagliava e caricava in piattaforma un allegato non firmato, cosa che poteva capitare, considerando la confusione e la concitazione dovuta all’imperativo categorico di fare tutto prima dell’esaurimento delle risorse, ne piangevano le conseguenze non solo l’ente che si vedeva annullare il corso, ma anche tutti e 15 gli allievi iscritti nel corso in cui era avvenuto il disguido, che perdevano l’opportunità di formarsi. E se un ente era meno veloce di altri, anche qui ne facevano le spese gli allievi! E questa è rivoluzione copernicana? Anche qua, ci sembra che sia l’aggiunta di un epiciclo, ancora più farraginoso, alla vecchia e sempre viva teoria tolemaica e null’altro!

Ma andiamo a vedere l’evoluzione ultima dell’avviso in questione: il personale, con il che l’epiciclizzazione della rivoluzione copernicana annunciata raggiunge le sue più alte vette.

Giova precisare che, in Sicilia, vi sono circa 8000 operatori della formazione professionale attualmente licenziati o sospesi. Non vogliamo entrare nel merito del perché il sistema abbia raggiunto una simile ipertrofia, tanto, chi ne è responsabile conosce benissimo tutti i perché del caso. Giova anche dire che questo personale si divide in due grandi categorie, personale addetto all’erogazione, cioè formatori e tutor e personale non docente, cioè direttori, amministrativi e ausiliari. Giova anche dire che i formatori sono tutti persone professionalmente preparate, ma lo sono in quello che insegnavano prima dell’Avviso 2, non certo su tutto ciò che la rivoluzione copernicana annunciata ha portato con le nuove figure previste dal Catalogo. E giova dire che l’Amministrazione non ha provveduto, contestualmente alla pubblicazione del catalogo, a effettuare azioni di aggiornamento o riqualificazione nei confronti di questo operatori, per adeguarne le competenze alle nuove figure professionali previste.

Ciò premesso, visto l’indubbio problema sociale creato dall’espulsione di così tanti lavoratori dal sistema, una delle finalità dell’Avviso è stata anche, giustamente, il ricollocamento di questi lavoratori.

Quindi, dopo innumerevoli incontri e protocolli di intesa fra Assessorato, Organizzazioni dei Lavoratori, Sindacati e Associazioni delle Agenzie Formative, si decide che saranno prioritariamente assunti, per le docenze relative all’Avviso 2, gli operatori storici iscritti all’apposito Albo.

Per l’emissione dei bandi di ricerca personale, si dispone di una apposita parte della piattaforma informatica già realizzata per l’iscrizione degli allievi. Gli Enti che hanno necessità di figure professionali per poter avviare i corsi, pubblicano i bandi, ricevono le candidature, selezionano i candidati e, naturalmente, quando non trovano nessuno nell’albo dei dipendenti storici, provvedono a reclutare formatori adeguati al di fuori dello stesso. Si noti che questo aspetto riguarda un numero davvero esiguo delle ore disponibili, perché il personale non docente può essere tranquillamente assorbito dal bacino storico, come pure i tutor buona parte dei formatori per i moduli non strettamente professionalizzanti. Facendo una stima spannometrica, si ritiene che il fenomeno delle assunzioni fuori albo riguardi non più del 10% delle ore messe a bando. Gli Enti presentano l’esecutivo con i nomi dei formatori scelti e…. tutti i corsi in cui sono stati inseriti formatori non storici vengono messi in una sorta di “quarantena”, per cui l’emissione dei decreti di finanziamento slitta a data da destinarsi.

Avendo esaurite le esclamazioni italiane, stavolta esclamiamo in Cinese, se ci è lecito: Ming! Quindi, la rivoluzione copernicana promessa, ribadisce ancora la sua totale tolemaicità e aggiunge un altro epiciclo, e che epiciclo! Un epiciclone, diremmo. I corsi fatti in funzione dell’allievo si possono fare solo se non c’è la necessità di un supporto, molto limitato, per carità, di professionisti in grado di sviluppare al meglio i moduli professionalizzanti! Se si è proposto un percorso realmente innovativo e che prevede concreti sbocchi nel mercato del lavoro e si vogliono inserire esperti in grado di soddisfare le aspettative dell’utenza, allora si va in quarantena.

Niente di nuovo sotto il Sole, diremmo, in questa terra, una terra che resta ferma e inamovibile al centro dell’Universo con il Sole che continua a girarle attorno.