Il secondo giorno di sciopero lascia oggi sul campo il rifiuto organico che si aggiunge alla plastica di ieri e, purtroppo, non finirà qui.
Il Comune non ha soldi per pagare le fatture alle imprese ed è in attesa del flusso degli incassi delle tasse Tari, Imu e dei trasferimenti finanziari regionali. Sulla Tari, la tassa sui rifiuti che da sola dovrebbe coprire la spesa del servizio l’amministrazione comunale ha, ad oggi, incassato poche decine di migliaia di euro a fronte di un’attesa di 3.5milioni circa. Il servizio è praticamente morto.
La causa principale del decesso è il mancato pagamento della Tari. Su questo argomento dovrebbero iniziarsi le riflessioni della politica, specie nell’attuale momento di campagna elettorale. Ed invece c’è il silenzio.
C’è il silenzio su una vicenda gravissima che sta affossando definitivamente Favara. I dati di fatto sono il diritto alla regolare retribuzione dei netturbini e una platea di contribuenti non in grado di pagare 7,2milioni di euro.
Quando il pagamento è troppo elevato rispetto al reddito medio dei cittadini non è semplice, facile e dai risultati molto incerti, mettere in essere tutti i procedimenti amministrativi per incassare la Tari. In altre parole: chi non può pagare non paga. Davanti alla scelta di assicurare beni di prima necessità alla propria famiglia e il pagamento della Tari, la decisione è scontata. Sbaglia, senza se e senza ma, chi non paga pi spirtitudine.
Per esorcizzare il momento, sarà difficile persino comporre le liste per il consiglio comunale perché per candidarsi si deve essere in regola con il pagamento delle tasse comunale. Ora, il 70 per cento che non paga, nello stesso tempo, non può correre per la carica di consigliere comunale.
Ritornando al dramma rifiuti, andrebbe rivisto l’appalto in tutte le sue parti per abbassarne i costi e renderlo accessibile, anche con un nuovo regolamento comunale, alle famiglie favaresi. La problematica è affidata alla politica, quando la città è stanca di vivere nel totale squallore.
Tutte le altre strade sono state abbondantemente sperimentate con risultati fallimentari.











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