Cgil: Una riforma che rischia di diventare un salvacondotto. Pagheranno i cittadini
Mentre gli scandali politici e burocratici in Italia riempiono la cronaca, scandali collegati con la corruzione amministrativa negli enti locali, con il coinvolgimento, spesso, di funzionari pubblici per ottenere a loro volta vantaggi illeciti, il Parlamento approva la riforma della Corte dei Conti che rischia di diventare un salvacondotto per burocrati e politici.
Da un Governo di centrodestra la stanca opinione pubblica si aspettava maggior rigore ed invece arriva l’introduzione di un concetto molto più restrittivo di “colpa grave”, esonerando i funzionari pubblici da ogni responsabilità contabile in un più grande ventaglio di casi. Si è quasi all’impunità anche a fronte di possibili gravi danni alle casse pubbliche.
La riforma fissa inoltre un duplice limite, al massimo il 30% del danno, e del termine di prescrizione fissato in cinque anni.
E poi c’è il silenzio-assenso. Trenta giorni per i controlli preventivi della Corte dei conti. Un tempo troppo breve che rischia di trasformarsi in un liberi tutti nell’approvazione di atti sull’utilizzo di risorse pubbliche.
Per la Cgil “La riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni continua a suscitare forti critiche. Non si tratta di una semplice modifica normativa, ma di una scelta politica che rischia di trasformarsi in un vero e proprio salvacondotto per politici e funzionari disonesti, riducendo i controlli su come vengono spese le risorse pubbliche.”
“La Corte dei Conti – continua il sindacato – ha rappresentato negli anni un baluardo di legalità e trasparenza. Il suo lavoro di controllo e di accertamento delle responsabilità ha consentito di far emergere sprechi, cattive gestioni e abusi che gravano direttamente sulle tasche dei cittadini. Indebolirne il ruolo significa ridurre la possibilità di individuare e sanzionare chi utilizza il denaro pubblico in modo improprio.”
“I rilievi della Corte sono stati determinanti su dossier cruciali come il Ponte sullo Stretto di Messina, più volte segnalato per i rischi finanziari e procedurali, e sul sistema idrico in Sicilia, segnato da perdite strutturali, inefficienze e una gestione delle risorse che continua a produrre disservizi e sprechi. Senza controlli efficaci, questi problemi rischiano di ripetersi indisturbati.”
“A essere messa in discussione è anche la gestione complessiva delle risorse pubbliche, in una fase in cui miliardi di euro vengono movimentati senza adeguate garanzie di efficacia e correttezza. In questo contesto, ridurre il potere di intervento della Corte dei Conti equivale ad abbassare la soglia di responsabilità.”
Sul tema è intervenuto il segretario generale della CGIL di Agrigento, che ha espresso una critica netta all’impostazione del governo:
“Il governo Meloni – dice Alfonso Biscemi – invece di cambiare atteggiamento e correggere i comportamenti più volte censurati dalla Corte dei Conti, preferisce indebolire i giudici contabili.
È una scelta grave, che rischia di offrire un salvacondotto a politici e funzionari disonesti. È la stessa logica che ritroviamo nella riforma della giustizia, orientata ad assoggettare i poteri di garanzia al controllo della politica”.
“Anche Agrigento Capitale italiana della Cultura dimostra quanto siano necessari controlli forti e indipendenti.”
“Accanto alle opportunità, sono emerse zone d’ombra nella gestione e nell’utilizzo delle risorse, che richiedono trasparenza e responsabilità, non un arretramento delle funzioni di controllo. Indebolire la Corte dei Conti non rende lo Stato più efficiente. Rende solo più deboli i controlli e più forti le impunità. Difendere l’autonomia della Corte dei Conti significa difendere l’interesse pubblico, la legalità e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Perché senza controlli veri, la cattiva politica trova terreno fertile e il conto, come sempre, lo pagano i cittadini.”











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