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Commento di massimo all'articolo Il Cardinale Montenegro, violato il diritto all'acqua:

Si vuole veramente un’acqua libera? Basta poco… E’ necessario intraprendere quelle scelte politiche atte a dare risposte concrete. Che si inizi dai Comuni…
(FAVARA – CONSIGLIO COMUNALE APERTO SUL TEMA ACQUA PUBBLICA – DEL 15/02/2013) Per un’acqua immersa nella legalità dei relativi diritti e doveri, il Comitato Beni Comuni propone al Consiglio Comunale: di riconoscere anche nel proprio statuto il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto universale, indivisibile e inalienabile, e quindi di dichiarare il servizio idrico integrato quale servizio pubblico essenziale di interesse generale con rilevanza economica, ma realizzato al più basso costo possibile per i cittadini di fatto non assoggettabile a meccanismi di speculazione economica; di adottare tutte le procedure a protezione delle fasce più deboli mediante l’esenzione totale o parziale in base al reddito del costo dell’acqua; di dare con assoluta celerità il mandato alla commissione competente, affinché si relazioni lo specifico compito di integrare secondo le indicazioni sopra specificate lo statuto del comune, e di assegnare alla stessa il termine di 30 giorni per la conclusione dei lavori da sottoporsi all’approvazione del primo consiglio comunale utile; di promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto come acqua da bere impegnando il comune ad attivare almeno 3 fontanelle in siti diversi entro il 2013, in modo da attuare l’erogazione di un “acqua pubblica di qualità” naturale e gassata, per come già avviene in molti comuni, per contrastare l’abitudine crescente all’uso delle acque minerali, contribuendo così anche alla riduzione dei rifiuti conseguente alla minore circolazione dell’acqua in bottiglie di plastica a perdere, a cominciare dagli uffici, dalle strutture pubbliche e dalle mense scolastiche; occorre inserire come obbligo nei regolamenti edilizi la realizzazione di serbatoi di raccolta delle acque meteoriche per uso irriguo del verde provato e pubblico e favorire nei nuovi quartieri la realizzazione dei doppi acquedotti con l’introduzione di una rete di acque non potabili da utilizzare per le pulizie, l’igiene personale, l’innaffiamento della vegetazione, ecc..
Tuttoggi, mi rammarica dirlo, ma la politica continua a “TENERSI L’ACQUA IN BOCCA”…

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