Luca Gargano Filippo Ceresi
“Dopo il successo registrato nella serata di Sabato scorso, in occasione della riapertura al pubblico del Castello Chiaramontano ad opera del Notaio Bartoli e della rete di associazioni che ne condividono il progetto, riteniamo opportuno contribuire al dibattito sullo slogan che ha caratterizzato l’evento e che può, anzi deve, segnare la vera svolta culturale per Favara.
Rimandando alla competente sede e a un successivo stadio la congrua definizione della cornice giuridica ed economica riguardante la questione prettamente gestionale del Castello, il tema su cui occorre oggi riflettere e confrontarci è l’evidente dicotomia urbana tra quanto profuso dalla sfera privata tra i Sette Cortili e Piazza Cavour e la latitanza dell’Amministrazione Comunale su tutto il resto del centro abitato.
In altri termini, qui si corre il rischio, a fronte del perpetuarsi dell’immobilismo del Sindaco Manganella, di far viaggiare la Città a due velocità, l’una, quella socio-culturale ispirata dal Notaio Bartoli, all’avanguardia sia pure dal ridotto spazio di manovra, l’altra, quella socio-economica, drammaticamente scandita dal centro storico che cade, dalla periferia abbandonata, dalla viabilità fatiscente, dalle imprese che falliscono, dalla povertà dilagante, dal degrado progressivo.
Dinanzi a un simile scenario, l’esito più beffardo di questa “forbice” cittadina sarebbe quello di vanificare lo straordinario sforzo elargito dall’associazionismo negli ultimi tempi, finendo per soffocarne le istanze di crescita non consentendogli di andare oltre il “perimetro” compreso tra i Sette Cortili e Piazza Cavour.
L’auspicio è che la lunga gestazione alla quale è impegnato da tempo il Sindaco nel chiudere il cerchio della nuova maggioranza sia il preludio alla nascita di una Giunta all’altezza della sfida che la attende, ossia quella di indirizzare “Il Vento del cambiamento che soffia su Favara” laddove l’aria è, ahinoi, ferma da anni”.