L’assessore regionale all’Economia, Baccei, “disegna” nel Dpef una Sicilia ormai economicamente fallita.
Il Pil è in discesa libera da anni, l’occupazione è ai minimi storici, il turismo va male e non c’è un solo settore che registra segno positivo.
Nell’ultimo biennio il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 46%, nel 2012 era al 41,7%, mentre a livello nazionale è al 29,6%. Terribile è il dato sull’occupazione, solo un giovane su cinque ha il lavoro. Meglio, si accontenta di quello che passa il convento, deve starsene zitto e ritenersi fortunato. Un siciliano su tre ha smesso di cercare lavoro.
E’ una Sicilia che crolla e si porta dietro lo stessa sistema politico che si è retto alimentato e alimentando il debito pubblico. Ormai da decenni non c’è progettualità, fiumi di soldi si sono spesi per tenere in piedi il clientelismo che ha assicurato una poltrona all’Ars. Nell’Isola si spendono miliardi di euro per i politici e la politica.
A fronte della montagna di soldi spesi, quale è la produttività dell’Ars? Quale è quella dei 390 Comuni siciliani? Della giungla degli Enti, buoni solo ad assicurare sottogoverni? Quale è la produttività del Governo Crocetta?
La risposta buona per tutte le domande è nelle cifre contenute nel Dpef.
Ci salviamo se siamo in grado di cambiare prima di tutto noi stessi e poi il sistema siciliano. Intanto, cambiare è passo obbligato se non vogliamo negare il futuro a chi nasce oggi, dopo che abbiamo distrutto l’avvenire dell’attuale giovane generazione. Siamo stati complici silenziosi del clientelismo, del favoritismo e della pessima politica e abbiamo costruito il mostro della casta politica che ha divorato quello che c’era da divorare senza lasciare un filo d’erba.
La stragrande maggioranza dei deputati siciliani non cambierà per salvare l’Isola, non vogliono rinunciare, tranne il M5s, ai privilegi della carica e non faranno nulla per modificare le leggi che garantiscono uno status che offende i siciliani ridotti in povertà.










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