Sono circa 300, non vogliono lavorare, prosciugano le risorse finanziarie del Comune, hanno solo un interesse quello di prendere lo stipendio. Sono figli del clientelismo e hanno eliminato la possibilità di concorsi e assunzioni di giovani che hanno lo stesso diritto al lavoro. Questo si dice a Favara sui dipendenti comunali.

Proviamo a capire quanta verità c’è in quello che si dice.

Dico subito, che nell’analisi mi aiuta la mia esperienza nella politica attiva. Sono stato assessore comunale al personale.

Purtroppo viviamo in un territorio nel quale, persino, il lavoro nero viene avvertito come un ammortizzatore sociale. I precari sono stati assunti a tempo determinato, dopo la politica incapace non è riuscita a rilanciare l’economia dell’Isola ed è iniziata per migliaia di lavoratori un calvario che dura da decenni. Hanno vissuto nell’incertezza del futuro, si sono formate famiglie, aspettative di vita fondate sul nulla.

Fottuti dalla politica e additati dall’opinione pubblica come nulla facenti.

Personalmente, credo poco alle passarelle organizzate dalla stragrande maggioranza di deputati che palleggiano la soluzione tra Palermo e Roma. Recentemente mi hanno maggiormente convinto Capodicasa e Moscatt che individuano, almeno in parte, la soluzione in loco, attraverso la stabilizzazione con i carichi di lavoro, le nuove piante organiche e i concorsi. In questo modo si ridurrebbe sensibilmente il numero dei precari e renderebbe più semplice la soluzione per gli altri. Ci sono Comuni che hanno già stabilizzato i loro precari.

Ma veniamo alle dicerie.

I dipendenti comunali, come qualsiasi risorsa personale di qualsivoglia azienda è a disposizione. Aspetta, praticamente, di essere organizzata dai dirigenti e dagli amministratori. Sono loro a fare la differenza tra la risorsa e lo spreco.

Dovrebbero calarsi in un rapporto lavorativo che per tante ragioni non può essere professionale, considerato che è e può essere solo paternalistico. Mancano gli strumenti, il materiale di qualsiasi genere, la tecnologia. Dovrebbero, innanzitutto, affermare i diritti e solo dopo chiedere fermamente il dovere.

Vi ricordate l’emergenza loculi? Manganella doveva aprire un’inchiesta e farci conoscere i responsabili. Il vero e unico responsabile è stato la mancanza di materiale.

Ora, l’attuale amministrazione ha provato infinite volte di organizzare la macchina comunale, senza arrivare mai a risultati apprezzabili. Diciamo che, stringi, stringi, ha spostato tre impiegate solo per soddisfare i desideri di qualche prima cuoca della regina madre di Inghilterra. Sul particolare argomento ho promesso di ritornarci per raccontare i dettagli e altro, ma un minuto dopo la scadenza del mandato di Manganella. E lo farò. L’ultimo sforzo è di pochi giorni fa, quando è stato costituito il nuovo ufficio tributi.

I diritti, fermo restando la presenza di qualche pecora nera che non merita nessuna tutela, non sono stati rispettati, ché per fare qualche esempio non si può promettere all’infinito il riposo compensativo. C’è gente che vanta mesi di riposo, mentre ad altri è stato remunerato lo straordinario. Non sono consentite disposizioni di lavoro senza fornire ai lavoratori quanto previsto dalle norme di sicurezza. Dovrebbe essere garantita la stessa idoneità dei locali che li ospitano. In sintesi, il lavoro più che organizzato è improvvisato.

Sui doveri, mi piacerebbe leggere le disposizioni di lavoro dei dirigenti, l’organizzazione del personale formalizzata dall’amministrazione comunale. Mi piacerebbe leggere un valido progetto di utilizzo di una risorsa importantissima che pesa circa 30milioni di euro nel bilancio comunale.

E mentre un progetto non c’è, il personale di ruolo va in pensione. Si stima che nel giro di qualche anno non ci sarà un solo dipendente di ruolo e il Palazzo sarà affidato totalmente ai precari.

Io da ex amministratore inizierei a rispettarli davvero e a renderli vera risorsa, quale sono.