A vedere quel barcone sulla collina, verrebbe da pensare all’arca di Noè dopo il Diluvio Universale. Ed è un pellegrinaggio continuo, ché incuriosisce non poco. Del resto una barca di dieci metri poggiata su un punto che domina la città è un fatto che non può passare inosservato.

Quel barcone ospiterà il “Presepe della speranza”. Nelle intenzioni di fra Giuseppe Maggiore, guardiano del Convento dei francescani minori e responsabile della Tenda del Padre Abramo, il singolare presepe non è destinato solo a ricordare il dramma dei migranti di oggi e di ieri, ma la speranza di tutti.

La nave che portava i nostri connazionali nelle Amariche, i barconi che partono dalle rive dell’Africa, trasportavano, le prima, e ancora trasportano, i secondi, uomini e donne, di più, la speranza di una vita migliore, di salvezza. E la speranza appartiene a tutti noi.

Fra Giuseppe ha desiderato realizzare un presepe all’interno di qualcosa che più di ogni altra rappresenta la speranza.

La barca, dopo le festività natalizie, resterà sulla collina e al posto del presepe saranno posate le sagome che raffigurano San Francesco e il Sultano. Uno sorta di monumento alla fratellanza tra i popoli.