Mi chiamo Marco Crapanzano ed oggi ho il piacevole compito di presentarvi il libro “Altri Uomini” storie di antifascisti e partigiani favaresi scritto dal giovane favarese Pasquale Cucchiara. Per onore di cronaca, prima di addentrarmi nella presentazione del libro, risulta utile precisare che il Professor Pasquale Cucchiara, ha da poco rifiutato per amor di indipendenza, una proposta dal gruppo editoriale “Albatros” per la categoria «Autori Emergenti» ed ha presentato questo libro il 19 Maggio 2015, presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Roma, alla presenza dell’On. Tonino Moscatt (autore della Prefazione) e della Vice Presidente della Camera Marina Sereni.

Presentare un libro come «Altri Uomini» è oltre che un onore, un impresa molto ardua, ma cercherò di farlo nella maniera più chiara possibile, mettendo laddove io ritenga opportuno alcune considerazioni personali.

Questo libro non ci parla semplicemente di Storia, Questo libro ci parla della Nostra Storia, ed essere obbiettivi non è mai semplice quando si parla del proprio territorio. Il Prof Cucchiara c’è riuscito, mantenendo tra l’altro toni neutri e pacati nella descrizione degli eventi, dando poco spazio a considerazioni personali e questo è secondo me il fondamento che permette a quella che è Storia di imprimersi nella società come Memoria.

Oggi citando il Filosofo e Sociologo polacco Zygmunt Bauman, siamo immersi in una società liquida dove tutto cambia velocemente e nell’era dell’informazione in cui ci troviamo, spesso capita di affannarsi dietro alle notizie non curandosi di quello che è stato…Ma come ben sappiamo la Memoria è la calce del futuro, che fa da collante per le nuove generazioni e ci fa da guida per non ricadere negli errori del passato.

“Altri Uomini» ci narra di storie dimenticate, cronache quasi perse, di cui poco o niente si sente parlare. Uomini coraggiosi vengono presentanti in questo libro che cerca di immortalare, e francamente ci riesce, le gesta di gente come Emanuele Macaluso o Calogero Boccadutri, quest’ultimo originario di Favara fu importantissimo per il PCI e la resistenza antifascista tutta, ricoprendo sempre ruoli di grande importanza all’interno del partito, calmando gli animi e cementificando il partito stesso, che forte della propria compattezza potè reagire in maniera gagliarda e vigorosa.

Macaluso lo ricorderà in un intervento nel giornale L’Unità con tali parole: «ci educò ad essere severi con noi stessi, esigenti nel lavoro, puntuali alle riunioni, sobri nel parlare». Quindi appare evidente come la figura di Boccadutri fu pedagogica per il partito comunista locale e non.

Inoltre «Altri Uomini» farà immergere il lettore totalmente nel contesto storico e sociale, facendoci rivivere in maniera coinvolgente, per esempio, le gesta del comunista Giuseppe Quaranta che incurante dell’arrivo dei fascisti e del sicuro arresto, prima di fuggire prese la bandiera rossa per evitare che fosse bruciata per poi buttarsi subito dopo in un burrone. Che dire altri tempi…tempi in cui gli ideali avevano un importanza e gli uomini avevano valore, nessuno oggi rischierebbe tanto se pensiamo alle violenze che avrebbe subito dalla polizia fascista.

Questo libro in oltre mette in evidenza l’importanza che Favara ebbe per tutta la Sicilia, poiché gli antifascisti favaresi che furono confinati con l’accusa di «Zuinaggio» (forma di autolesionismo usata per usufruire dell’assistenza della sanità fascista) senza aver commesso nessun reato, in luoghi come Sommatino o Caltanissetta, dove rinforzarono ed in certi casi diffusero gli ideali antifascisti, nella fattispecie nelle località del Nisseno.

Ci verranno mostrati anche i rapporti tra comunisti e socialisti, e l’evoluzione degli stessi. Si affronteranno anche le questioni della post liberazione, con la presentazione di scenari che hanno dell’assurdo, come quello capitato ad Antonio Palumbo residente a Favara, che essendo vestito completamente di nero per via della tradizione post-lutto, fu scambiato per un fascista, ma leggenda vuole che un soldato americano di origini siciliane spiegò la situazione ai propri commilitoni salvando la vita al malcapitato.

Noteremo come un male più attuale che mai, ovvero la MAFIA, seppe essere camaleonticamente fondamentale sia per il fascismo che per gli «alleati». Se nel periodo del fascismo i mafiosi ricoprivano in Sicilia quasi tutti i ruoli di prim’ordine, nel secondo aiuteranno gli alleati. L’asse Anglo-Americano già da anni programmava lo sbarco, ed evito quanto più possibile perdite umane, studiando il territorio gli alleati scoprirono il fenomeno della mafia, mettendosi quindi in contatto con la mafia stessa (tramite esponenti della scena americana come Lucky Luciano), riusci a farsi strada per l’isola sicula, tranne per alcuni contingenti Catanesi che riuscirono per giorni a difendere le città. Questa operazione venne denominata Husky e la summa di tutte le informazioni alleate era contenuto nel libro redatto dagli inglesi con il nome «Sicily Zone Handbook 1943«.

La nostra popolazione era a conoscenza di tutto ciò tanto che una canzone nostrana che recita tali parole: «l’americani s’inni eru e i corna ni lassaru».

Si parlerà degli antifascisti che partirono per le Brigate Internazionali, storico fronte di resistenza spagnolo, innovatore sotto il profilo sia della guerriglia che di quello sociale, infatti molte donne ebbero ruoli di primo e secondo ordine nelle fila delle Brigate, combattendo in molti casi direttamente i fascisti. Un po come oggi le donne Curde combattono vigorosamente insieme a tutta la resistenza Curda, i terroristi dell’ISIS.

Quindi un libro si di memoria ma anche di attualità, d’altronde si dice che per conoscere il futuro bisogna prima conoscere prima la storia, ed è una verità che bisogna affermare alle persone di tutte le generazioni POICHÉ LA CULTURA È LA PIÙ ENERGICA E SAGACE ARMA CHE ABBIAMO CONTRO LE DITTATURE ED I SOPPRUSI IN GENERE.

Leggere questo libro mi ha emozionato perché questi oltre ad essere argomenti di mio interesse, sono parte della nostra storia passata e ci mostrano una società che ci sembra lontana anni luce, ma che in realtà è cessata di esistere proprio ieri. Oggi più che mai scorge lo spettro delle dittature in tutte le forme, e la memoria e la cultura dev’essere la nostra battaglia delle Termopili contro la tirannia.

Ammetto che non è stato facile scrivere questa presentazione, spero quindi che il mio intervento sia stato di vostro gradimento, e vi abbia spinto a leggere questo importante libro. Vi saluto inoltre con l’augurio che tutti sopratutto i miei coetanei, diventino lo zoccolo duro di un ideale che in barba alle dominazioni in tutte le sue forme, incalzi quando la morsa della tirannide stringe l’indomita Libertà.