Pino Sciumè
Ricordare la figura di Gaetano Guarino è un riscatto sociale per la democrazia, la legalità, la difesa dei deboli. I socialisti di Favara presenti alla manifestazione.
A quasi settant’anni da quella sera del 16 maggio 1946 quando una mano assassina ha creduto di chiudere i conti con l’inversione di tendenza che ormai aveva messo le radici nei nostri territori proiettandoli verso un futuro intriso di anelito libertario, l’esempio del martirio di un uomo giusto continua ad insegnarci che la conquista dell’uguaglianza è una lotta senza tempo. Gaetano Guarino non ha fatto il sindaco per vanagloria, era ben consapevole a cosa andava incontro, ha lottato, ha sfidato i nemici del popolo, si è fatto portavoce dei poveri, non si è mai voltato indietro, era consapevole di essere nel mirino della mafia o addirittura di qualche nemico politico o sedicente tale.
Questa mattina Favara lo ha nuovamente festeggiato, in occasione del 114° anniversario della sua nascita. Una lapide è stata apposta nella sua casa di via Caporale Vullo. Non si meravigli qualcuno se parliamo di festa. Troppi lutti si sono abbattuti nel paese natale del primo sindaco eletto dopo la liberazione.
Favara non può e non deve rimanere come un retaggio di ricordi ignominiosi, delittuosi o qualsivoglia memoria che la confini in un sempiterno recinto antistorico, condannata ad una specie di ergastolo sociale di pirandelliana memoria.
Bene ha fatto il sindaco Manganella nel chiedere la verità giudiziaria sull’assassino e sui mandanti che si sono illusi di chiudere il futuro democratico di questo paese. Coraggioso l’intervento del sindaco Pasquale Amato di Palma di Montechiaro che a poche ore dall’intimidazione subita, ha spronato i presenti a non abbassare la guardia. Esemplare l’intervento del vice presidente della Regione Siciliana, Mariella Lo Bello, che, rivolgendosi agli alunni delle scuole, ha fatto un parallelo tra lo storico sacrificio di Gaetano Guarino e il riscatto attuale che sta vivendo Favara mediante una sana imprenditoria privata che ha sdoganato un luogo comune e che ha fatto di questa cittadina un punto di attrazione della provincia di Agrigento e non solo.
Questo e nient’altro ci deve trasmettere il ricordo di quell’efferato delitto. Guarino è stato un socialista, un politico che della politica ha fatto una missione di libertà e di uguaglianza, di lotta alla povertà ed alla sopraffazione. Dignità dell’uomo a prescindere. Lo chiamavano “Omu Priziusu”, uomo prezioso, al di là della sua appartenenza politica. Nella sua farmacia tanti poveri trovavano le medicine senza pagare, a nessuno chiedeva la tessera del partito.
Questa è Favara, quella che voleva diventasse Guarino, una città normale, a nessuno è consentito distruggere l’inizio e la conferma di un futuro migliore, quel futuro contro cui mani assassine, ripetiamo, hanno sparato settant’anni fa.










Commenti (1)
Signor Direttore, ho lette più volte l’articolo del mio caro amico Pino Sciumè ” Scoperta la lapide del sindaco eroe, Gaetano Guarino” e, malgrado le tante letture non ho capito chi ha promosso l’iniziativa di collocare la lapide in memoria del sindaco più amato della nostra Città.
Conoscendo la grande capacità ed imparzialità di Sciumé di rappresentare le situazioni o di raccontarne i fatti, mi sono chiesto come mai questo piccola ” svista”.
Lasciamo stare che io so chi ha voluto l’iniziativa, ma gli altri lettori, non si sa mai, potrebbero essere interessati ad avere una cronaca precisa.
Grazie della risposta che non tarderà ad arrivare.
P. S. Avevo ieri mandato un messaggio, ma stranamente non è stato pubblicato, sebbene fosse in attesa di moderazione.
Rosario Manganella
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