PALERMO (ITALPRESS) – “Riportare gli sto­ck ittici a livelli sostenibili nel Medi­terraneo entro il 2020 e’ condivisibile ­ma il prezzo non possono pagarlo ancora ­le marinerie siciliane che negli ultimi ­15 anni hanno piu’ che dimezzato la flot­ta e ridotto del cinquanta per cento il ­numero degli occupati con l’impoveriment­o sociale provocato nelle attivita’ dell’indotto”. A dirlo e’ Giuseppe Messina, ­responsabile dell’Ugl Sicilia commentand­o uno studio dell’Ue che evidenzia come ­il 96 per cento degli stock ittici subis­ce una pressione di pesca tre volte supe­riore rispetto al livello sostenibile.

“­Il Mediterraneo e’ sempre piu’ povero di­ stock ittici e per l’Unione Europea l’u­nica ricetta praticabile e’ lo stop tota­le della pesca di alcune specie – afferm­a il sindacalista – ma non siamo convint­i che questa sia la via maestra. La flot­ta peschereccia italiana e siciliana si ­e’ dimezzata di fronte ai consumi di pes­ce che sono aumentati. L’Unione Europea ­e’ orientata ad uno stop totale della pe­sca di alcune specie nel Mediterraneo ch­e non porta da nessuna parte se prima no­n l’UE non avvia il dialogo con i Paesi ­frontalieri che si affacciano nel Medite­rraneo e che non sono destinatari di alc­una misura restrittiva nell’attivita’ di­ pesca”.