Giuseppe Maurizio Piscopo

Roberto Tripodi è nato ad Agrigento nel 1948. E’ una delle figure Culturali più interessanti del panorama siciliano. E’ stato assistente universitario nel 1972. Ha insegnato ad Algeri, in Valtellina. E’ stato preside nella scuola Alessandro Volta di Palermo per molti anni. E’ un affermato architetto, un dirigente e uno scrittore allo stesso tempo che racconta la Sicilia che verrà.

Roberto Tripodi è più un Architetto o uno Scrittore nella vita?

Penso che oggi, svolgere la professione di architetto in Sicilia, sia molto difficile. Gli ultimi due edifici che ho restaurato, il Monastero di S. Spirito e Palazzo Tomasi, in Agrigento, li ho consegnati chiavi in mano all’Amministrazione utilizzando i finanziamenti previsti. Non ho più avuto incarichi dal Comune. Invece il progettista del Museo Civico di Agrigento, che nonostante tre diversi finanziamenti e numerose perizie suppletive non ha completato i lavori, ha continuato a ricevere incarichi. È per questo che ho deciso di chiudere lo studio e affrontare il concorso a preside. Nel 2015 ho pubblicato tre libri in collaborazione con altri autori: un “Manuale per presidi” per i tipi di Navarra, “1800: Il secolo del patriottismo risorgimentale” per l’Accademia Templare, “Merica Merica” per Sciascia Editore Caltanissetta. Quest’anno ho già pubblicato il saggio “La Valle dei Templi” per l’Accademia Templare. Oggi è più facile scrivere che progettare.

Che cosa bisogna fare per rendere le città più vivibili?

Credo che si debba prendere esempio dalla Polis greca: rendere alta la partecipazione popolare attraverso il funzionamento dell’Agorà (la consultazione dei cittadini). Ampliare il numero dei componenti l’assemblea deliberante sul modello dell’Ekklesia (da 500 a 1.000 eletti), evitare i debiti pubblici (i greci lo consideravano un disonore), far rispettare le leggi. Quindi progettare le città dando priorità agli spazi pubblici, ai trasporti pubblici, agli edifici collettivi, a un disegno unitario della città, alle strade con successioni prospettiche e alle piazze. Invece da noi oggi si agisce al contrario, si progettano solo quartieri dormitorio a misura d’automobile.

Che cosa è successo esattamente con il “sacco di Palermo”, “Villa Deliella” buttata giù di notte, chiese e monumenti cancellati, dipinti di valore distrutti. Ma i palermitani dormivano tutti?

Il secondo dopoguerra è stato un momento di grande confusione politica. Sconfitta la borghesia produttiva che, con il fallimento dei Florio, era già stata messa fuori gioco, sconfitte le sinistre con la strage di Portella delle Ginestre, sono rimasti sulla scena politica i partiti autonomisti e la mafia risorta. Lo Statuto Autonomistico che Enrico La Loggia riuscì a ottenere dal Governo in cambio della pacificazione, con gli enormi vantaggi economici conseguenti, ha fatto della Sicilia una regione assistita. Mentre il Partito Comunista compiva un errore determinante rimanendo subordinato all’Unione Sovietica, la Democrazia Cristiana vedeva perdente a Palermo la propria anima cattolica rappresentata dai Milazzo, Corrao e Campo e risultava vincente quella affaristica. Ne conseguì l’insediamento a Palazzo delle Aquile di Lima e Ciancimino che consegnarono a Cosa Nostra la città. Palermo, da città aristocratica, divenne città sottoproletaria, burocratica e mafiosa. Il ceto medio onesto e capace e gli intellettuali uscirono sconfitti dai nuovi equilibri politici, se non corrotti dal flusso di denaro che si riversò sulla Sicilia.

Per molti anni sei stato dirigente in una grandissima scuola di Palermo “Alessandro Volta”. Da protagonista, assumendo sempre grandi responsabilità con una intervista al giorno, che cosa ricordi di quella esperienza?

La Mia formazione, realizzatasi in Algeria a contatto con ingegneri olandesi e francesi, e in Valtellina, dove ho iniziato a insegnare, mi ha reso un personaggio per così dire anomalo. Per fare un esempio a scuola prendevo multe di 27,50 euro a chi fumava in Istituto (anche ai miei amici) e non esitavo a prendere provvedimenti disciplinari per chi non compiva bene il proprio dovere. Ho avuto la fortuna di essere aiutato da un corpo docente di prim’ordine e l’istituto ha formato generazioni di tecnici di grande livello. Siamo stati tra i primi ad aderire alle prove Invalsi e ad aprirci al rapporto con le aziende del territorio. Abbiamo svolto, nel quartiere di Brancaccio,

un’azione antimafia molto intensa.

Qual è la tua opinione sulla cosiddetta “Buona Scuola”?

È una buona legge, benché in parte sia astata annacquata dai sindacati, sempre pronti a proteggere i propri privilegi e i fannulloni. Una parte dei docenti la osteggia perché teme di essere valutata essendo consapevole di non valere nulla. Ma non si può chiedere di non essere valutati e di vedere aumentato lo stipendio contestualmente. La gestione sindacale della scuola ha prodotto un disastro. I livelli di apprendimento in Italia sono al 26° posto su 27 nazioni UE. In pratica produciamo “asini”. Abbiamo avuto la sfortuna di essere governati da Ministri incompetenti, per la maggior parte docenti universitari che di scuola non capivano nulla. L’ultimo ministro competente è stata la Falcucci, anni luce or sono.

Riusciremo un giorno a realizzare la raccolta differenziata anche a Palermo?

Riusciremo a realizzare la raccolta differenziata a Palermo quando il Comune punterà sul capitale umano. Finché i sindaci, per essere rieletti, cercheranno il voto del personale comunale, la città rimarrà sporca. Finché i dirigenti comunali e delle aziende comunali finte SPA saranno cooptati per amicizia e fedeltà invece che per concorso e merito, finché il personale corrotto e fannullone non sarà licenziato, finché i premi di produzione saranno distribuiti a pioggia, la raccolta differenziata non potrà avere successo.

Che cosa bisogna fare in concreto per richiamare più turisti in Sicilia?

La gestione di musei prestigiosa non può essere affidata a precari incompetenti, ma deve essere condotta da personale altamente qualificato. Non ho nulla contro gli LSU nei musei ma, o si mettono a studiare la storia dell’arte, le lingue straniere e la dizione, o siano licenziati. La magistratura che sequestra il molo dove attraccavano le navi crociera mi preoccupa, vuol dire che non ha la responsabilità della vita della città. Oggi Palermo può ospitare solo una nave per volta in un molo secondario. Lo spettacolo degli scippi e dei parcheggiatori abusivi è poi umiliante e non contribuisce affatto all’accoglienza del turismo. Palermo e la Sicilia intera costituiscono tuttavia uno dei luoghi più belli d’Europa. I palermitani sono accoglienti, la ricettività è migliorata. In questo campo il Comune ha realizzato una positiva pedonalizzazione e il circuito UNESCO è un’attrattiva che considero di grande interesse.

Lo scrittore Leonardo Sciascia ha scritto che Palermo e la Sicilia è irredimibile. E’ ancora attuale questo pensiero?

Purtroppo i fatti sembrano dargli ragione. I siciliani negli ultimi anni, hanno dimostrato di sapersi riscattare, hanno costretto alle dimissioni i due ultimi governatori, mostrano di sapersi indignare e di scandalizzarsi. Quando assumeremo la consapevolezza della nostra corruzione evitando di attribuire agli altri, al Nord, al Governo i nostri limiti e i nostri difetti, allora il tempo del riscatto potrà arrivare.

Qual è il tuo Autore preferito?

Naturalmente Luigi Pirandello. Tengo sul comodino le sue novelle. Ha saputo rendere universale un mondo particolare. Aveva la capacità di scrivere nell’animo umano. Ha rappresentato in modo sublime una società in crisi, ma senza la rassegnazione di Capuana o di Verga. Anche lui, uscendo da Agrigento e frequentando Palermo, Roma, la Germania, si è costruito una formazione che gli ha permesso di osservare la Sicilia con distacco, con ironia, con profondità. Tutta la sua scrittura è pervasa dall’indagine introspettiva fino ad essere spietata nei confronti dell’ignoranza e della cattiveria. Padroneggia la prosa così come Leopardi padroneggiava la poesia.

Se fossi il ministro della pubblica istruzione cosa cambieresti nella scuola e nella gestione della Cultura?

Ricondurrei i sindacati al loro ruolo storico di difesa dei diritti contrattuali e li eliminerei dalla fase gestionale della scuola. Ristabilirei le responsabilità individuali al posto delle irresponsabilità collettive. Toglierei al Collegio dei docenti la pretesa valenza politica e sindacale caratterizzandone la funzione tecnica e pedagogica. Ristabilirei nelle scuole, ormai ridotte all’anarchia, una sana disciplina. Sottoporrei il corpo docente e i presidi (e i bidelli) ad una seria valutazione invitando gli incapaci a cambiare mestiere.

Puoi commentare una frase di Pietrangelo Buttafuoco:- “tra dieci anni la Sicilia scomparirà”! Che cosa potrà succedere esattamente tra 10 anni in Sicilia?

Io penso che la frase voglia mettere in guardia i siciliani da una grave crisi possibile. Oggi un siciliano onesto e competente che voglia presentarsi in politica o far parte di un consiglio di amministrazione pubblico, ha poche possibilità di riuscire. Il sistema lo espelle automaticamente. Un giorno mi chiamarono a far parte della commissione esaminatrice per un concorso all’AMAP. Il presidente, voleva truccarlo, io lo impedii. Non fui più chiamato a far porte di commissioni di concorso.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Mi piacerebbe occuparmi dell’educazione dei miei nipoti, vorrei comprare una barca e lavorare come skipper, vorrei scrivere con altri amici un libro sulla storia delle miniere di zolfo, vorrei continuare a tenere conferenze per l’Università della terza età. Mi sembra un progetto ambizioso.