Giuseppe Maurizio Piscopo
Marco Betta è un grande compositore italiano Autore di opere, musica sinfonica e da camera, e di lavori per il teatro e per il cinema. Ha studiato composizione al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo sotto la guida di Eliodoro Sollima. In seguito si è perfezionato con Armando Gentilucci e Salvatore Sciarrino.
Il suo linguaggio musicale mette insieme le antiche culture musicali siciliane con le principali tecniche della musica d’avanguardia, con un particolare occhio verso il minimalismo ed il neotonalismo. Dal 1994 al 2002 è stato direttore artistico del Teatro Massimo. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali ed è considerato dalla critica uno dei più importanti Compositori del nostro tempo.
Come e quando nasce la tua passione per la musica?
Non saprei dire con certezza quand’è nata la mia passione per la musica, ricordo che fin da piccolo cercavo riavere sempre musica intorno, era per me una presenza amichevole, una sorta di ombra. A casa mia si ascoltava molta musica, ed ebbi anche dono un piccolo lettore portatile per 45 giri che amavo moltissimo, credo che la mia passione sia nata così.
Qual è stato il tuo primo strumento musicale?
Il mio primo strumento musicale è stato una chitarra, mi fu regalata dai miei zii e così, in qualche modo, passai da ascoltatore a musicista attivo, cercavo di replicare fin da subito le cose che sentivo tirando fuori le melodie dallo strumento. In seguito iniziai a prendere lezioni da un giovane chitarrista, Carlo Forte che mi diede le prime nozioni tecniche di solfeggio, lettura ed interpretazione. Fui ammesso in Conservatorio a Palermo e studiai prima chitarra con il Maestro Giuseppe Violante e poi, superato l’esame di ammissione in Composizione cominciai a studiare con il grande maestro Eliodoro Sollima, compositore e pianista. L’incontro con lui fu per me folgorante e cominciò così il mio cammino nella musica.
Qual è stata la prima composizione musicale?
La mia prima composizione definita fu per flauto solo “Sull’aria” composta tra il 1979 e il 1980 una composizione che in qualche modo partiva dalle esperienze della musica contemporanea che respiravo in quel tempo e che in qualche modo si ricollegava in modo molto libero alle distese sonore di Debussy e Maderna oltre che alle filigrane sonore delle musiche del mio Maestro le cui partiture mi avevano causato una grande impressione ed erano un punto di partenza e di riferimento importante per me.
Da dove trai ispirazione per musicare un film?
Ascolto molto il regista quando mi racconta la temperatura delle emozioni del suo film, ascolto i suoi toni di voce, le sue sensazioni. Cerco di sintonizzarmi con le sue visioni, e tento di cogliere il ritmo di ciò che mi racconta. Immagino i miei suoni dentro la sua macchina da presa. Poi, quasi sempre, parto dalla sceneggiatura che è una sorta di struttura, un diario di partenza sul quale potere appoggiare e appuntare le prime idee. Mi sintonizzo sui colori del film, cerco di costruire delle musiche che possano essere una sorta di ombra profonda del film come una sorta di fotografia-invisibile.
Come vive oggi un Compositore in una città piena di rumori come Palermo?
Mi viene in mente sentendo questa domanda quello che John Cage ci ha insegnato. Sono nato accogliendo dentro di me il rumore come un dato di fatto dell’esistenza, vivere in città rende inevitabile l’incontro con suoni diversi, i rumori urbani diventano col tempo familiari ed alcuni paesaggi sonori sono forme di ascolto che si integrano con i pensieri. Mi piace pensare di vivere immerso in una polifonia. Alcuni rumori sono sgradevoli, altri sono amichevoli, c’è sempre musica intorno a noi.
La musica è pericolosa? Puoi commentare questa frase di Federico Fellini presa in prestito da Nicola Piovani per un suo spettacolo e per un suo libro di successo?
La musica è pericolosa per me nella misura in cui sveglia le persone, libera le coscienze e le rende libere di pensare e di immaginare oltre le costrizioni e le gabbie che ci circondano. la musica è meravigliosamente pericolosa perché è un respiro di libertà.
Quali sono i tuoi musicisti di riferimento?
Tanti compositori mi hanno impressionato influenzato e mi hanno stimolato a proseguire il cammino della musica e ad ascoltare: Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Mahler, Puccini ma anche i contemporanei Eliodoro Sollima, Bruno Maderna, Armando Gentilucci e Salvatore Sciarrino con i quali ho avuto la possibilità di studiare poi il Pop, il Rock, il Jazz, i Led Zeppelin, i Pink Floyd, i Police.
Perchè nei paesi come l’Ungheria, la Romania, la Polonia, la Russia la Musica ed il Balletto sono più valorizzati che in Italia?
L’Italia è indubbiamente un paese contraddittorio, quando studiavo al liceo classico mi resi subito conto che non c’era un’ora dedicata alla storia della musica o alla tecnica musicale. E’ singolare che un paese come l’Italia che ha dato i natali a compositori e musicisti che hanno plasmato consegnato le loro impronte digitali e artistiche alla nascita e allo sviluppo della musica occidentale non sappia custodire e valorizzare questo segmento importante dell’arte nazionale. La questione è complessa. La musica contribuisce al progresso civile di una società, è un bene fondamentale per ogni cittadino, purtroppo in Italia la musica non è uno dei centri culturali del progetto politico e sociale del paese.
Quali consigli puoi dare ad un bambino che da grande vuole fare il musicista?
La musica ci accompagna tutta la vita. A chi inizia direi di non perdere mai lo spirito profondo della musica quello che rimane sospeso fra passione e gioco, un’avventura bellissima per sè e per gli altri.
Hai musicato films importanti :”Il Manoscritto del principe”, “Viaggio segreto” di Roberto Andò, “Maria Montessori” per la tv, “Aldo Moro” solo per citarne alcuni. C’è un film al quale sei maggiormente legato affettivamente?
Ogni film e per me è stato un viaggio unico, un modo per ricercare, sperimentare, una sfida per riuscire a disegnare le emozioni con i suoni. Tutti film che ho fatto mi hanno donato delle cose, non saprei sceglierne uno in particolare, li ho amati tutti.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sto per ultimare le musiche per l’Almanacco siciliano di Roberto Alajmo che andrà in scena con la regia di Vincenzo Pirrotta e con la collaborazione dei Fratelli Mancuso. È un testo bellissimo, molto emozionante tratto dall’Almanacco delle morti presunte per il quale già Roberto ed io costruimmo anni fa un’opera da camera.










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