per meDal Vangelo secondo Marco (10,28-31)

In quel tempo, Pietro disse a Gesù: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”.

Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

Parola del Signore

Dopo il dialogo di Gesù con il giovane ricco, ecco l’intervento di Pietro: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. E come se dicesse che lui e gli altri discepoli non sono come quel tale, quel poco che avevano che per loro era tanto l’hanno abbandonato.

Che benefici ha il discepolo che lascia tutto per seguire il Signore?

Gesù con il suo stile semplice e presente fra la gente, crea comunità, fa in modo che chi lo segue si senta famiglia e non si preoccupi del domani, di ciò che deve mangiare o come deve vestire.

La provvidenza divina si incarna e passa per l’organizzazione fraterna, dove tutto è di tutti e non ci sono più persone nel bisogno.

Uno stile che vediamo applicare dai primi cristiani e che Francesco d’Assisi vuole per i suoi frati.

San_Francesco_d_AssisiCosì scrive nella regola: “I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia. Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo. Questa è la sublimità dell’altissima povertà quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli, vi ha fatto poveri di cose e ricchi di virtù. E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente…. E ciascuno manifesti con fiducia all’altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?”

All’epoca di Gesù, la comunità era guidata dai farisei. Fariseo significa separato, infatti vivevano separati dalla gente che loro consideravano impuri. Gesù invece era pronto ad accogliere tutti e sappiamo dal Vangelo stesso che Gesù e la sua comunità viveva fra le persone escluse e considerate impure: pubblicani, peccatori, prostitute, lebbrosi.

Vengono riconosciuti in loro la ricchezza e il valore che ogni uomo possiede, li proclama beati e li presenta come modello di vita per entrare nel suo regno. Chi vuole seguire Gesù deve abbracciare la stessa sorte e mettere in conto anche le persecuzioni. Non dimentichiamoci cosa sta succedendo ai nostri fratelli cristiani in alcuni paesi dell’Africa o dell’Asia.

Chi pone fiducia nel Signore non rimarrà mai solo, Dio è la sola nostra sicurezza.

Viviamo dunque questa dimensione di fraternità, cerchiamo di sentirci davvero famiglia aiutandoci fra noi condividendo ciò che il Signore ci dona.

Pace e bene

Fra Giuseppe Maggiore