
C’erano in passato le zone rosse e le zone bianche. Per fare un solo esempio, Agrigento era città bianca, vinceva la Democrazia cristiana a prescindere, Raffadali, allo stesso modo, era rossa.
Erano persino diversi gli orari della votazione. Gli elettori di sinistra si recavano alle urne di prima mattina, i democristiani non avevano un orario prestabilito. Oggi l’ideologia politica non esiste quasi più e gli elettori, disillusi, hanno assegnato al voto il valore della protesta. All’ondata del M5s do questa spiegazione. E, per altri versi, lo stesso accadde per il Movimento della Rete. Dopo le stragi di mafia e dopo l’evidente concorso tra politica e criminalità organizzata, i siciliani votavano La Rete.
In politica si cercano i modelli, che hanno preso il posto dell’ideologia. Il modello che rappresenta meglio la protesta è il più di moda. Sbagliata o giusta è una mia opinione.
A proposito di modelli sani, esattamente due anni fa, ho raccontato le dimissioni a sorpresa di Leonardo Pitruzzella da presidente del Consiglio comunale. Quella sera del Giugno 2015, il dimissionario presidente diventò un modello. Lo ricordo perché Leonardo Pitruzzella ha abbandonato la politica preferendo viverla da giornalista. Oggi mi onora di fare parte della nostra redazione e, di più, della sua amicizia. Non è più un politico e posso parlarne.
Mi piace adesso riproporvi ciò che accadde.
“Stasera, dopo la votazione sugli aumenti Irpef e Imu e prima di leggere l’esito della votazione sul piano decennale di riequilibrio finanziario dell’Ente, Leonardo Pitruzzella si è alzato ha invitato il suo vice a sedersi alla presidenza e ha preso tutti di sorpresa con una dichiarazione telegrafica “finita la votazione annuncio le mie dimissioni da presidente e da consigliere comunale”.
Una persona perbene che non ce l’ha fatta più a restare per massacrare la sua citta e i suoi concittadini. Un ottimo presidente del Consiglio comunale. Lascio a tutti immaginare con una regia diversa da quella di Pitruzzella cosa non sarebbe accaduto all’interno dell’aula Falcone Borsellino, dove sono arrivati a dirsele di santa ragione, arrivando ad un millimetro dal darsele. Il millimetro è stata la bravura dell’ormai ex presidente.
Questa di oggi è la lezione di un giovane appassionato alla politica che dovrebbe essere di insegnamento ai sessantenni e ai settantenni. Dovrebbe insegnare innanzitutto che prima delle battaglie personali ci sono quelle in favore della città. Insegnare che quando si è arrivati al capolinea bisogna dignitosamente scendere.
Conosco bene Leonardo al punto di mettere la mano sul fuoco che l’ultima sua partecipazione al Consiglio comunale sarà stata per lui la più penosa rispetto ad una lunga serie di penose sedute. Doveva assistere all’approvazione di nuovi sacrifici della cittadinanza pur in presenza del parere negativo dei Collegio dei revisori del conto. Ha votano “no” agli aumenti dei tributi e “no” al piano decennale di ripianamento. E più con i fatti che con le parole ha schiaffeggiato i suoi colleghi uscendo dall’aula di corsa annunciando telegraficamente le sue dimissioni. Poche parole, come a significare che sole queste bastavano e avanzavano, ché spenderne di più sarebbe stato troppo olio per un cavolo.










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