Gerlando Nobile
E’ una sofferenza vedere avvicinare la scadenza elettorale delle prossime regionali e assistere a strategie che nulla hanno come punto focale l’interesse della gente.
Scusate la franchezza, ma sembra che di noi cittadini non gliene può fregar di meno, dicono a Roma. Per quanto mi riguarda è davvero una grande sofferenza.
Si è iniziata una specie di gara a chi è più bravo nel mostrare i muscoli. Non c’è solo in ballo la corsa ad essere eletti. C’è anche la corsa dei portatori di borse di voti, pronti l’indomani dell’elezioni a mettersi in fila per riceverne i compensi. E’ un mostro che inghiotte i sogni del futuro dell’Isola, vero responsabile della povertà della Sicilia.
Uno spettacolo disgustoso che farei bene ad evitare se non fosse per la passione che metto nei miei progetti.
Intanto, lasciare significherebbe dare spazio agli altri. Lasciare spazio ai furbi, al male invisibile che ci condanna al disagio o alla fuga dal territorio.
Nell’analisi del voto sulle recenti elezioni comunali, tutti si affannano a dimostrare che hanno vinto, nessuno dice perché sono stati votati. Nessuno cita il valore della loro presenza in politica o le cose fatte in favore dei cittadini. In una accozzaglia, dove è difficile stabilire chi è a destra o a sinistra, tutti dicono di essere bravi, nessuno afferma sulla base di che cosa. Hanno i voti e vanno avanti per la solita strada, quella che ha negato il benessere ai siciliani.
Per fare parte del sistema devi accettarne le regole. Diversamente si inizierebbe il vero cambiamento. Per iniziare basta e avanza chiedere ai sempre eterni signori della politica cosa hanno prodotto.
Mi viene da ridere ogni volta che penso alla dichiarazione di un potente politico locale in occasione dell’inaugurazione del primo tratto della 640, che ha definito la strada la più grande opera dopo la costruzione dei Templi. Ha detto la verità. Le grandi opere nell’agrigentino si realizzano ogni duemila anni.
Io resto e cercherò fino alla fine di non soffocare il mio progetto. Resto senza curarmi delle critiche di chi non vuole presenze scomode.










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