“Le giornate in quarantena sono molto lunghe e molte volte perdo anche la cognizione dei giorni, sembra che tutto scorre velocemente ma non è così, inoltre il tempo è scandito dalle sirene dell’ambulanza ed ogni volta è una coltellata al cuore”.

In piena emergenza sanitaria, una 32enne aragonese che ha preferito rimanere anonima, ci racconta la sua storia, lontana dai suoi affetti e dalla sua amata Aragona. Si trova in provincia di Lecco per lavoro ed come tanti altri italiani è chiusa in casa da settimane.

Tutti gli italiani che in questo momento vivono questo distanziamento sociale in un percorso di dolore dove “la porta” delle nostre case è quella soglia che ci difende e ostacola la diffusione del virus ed è quel confine tra dentro e fuori.

“Avrei potuto fare come molti – ci racconta con le lacrime agli occhi – prendere il primo treno o aereo e scendere in preda al panico e alla paura, ma poi rifletti e solo l’idea di poter infettare i miei genitori, ti fa tornare alla realtà, ti fa pensare che l’unica cosa saggia da fare è rimanere qui nella mia piccola casetta vista lago, perché anche solo una semplice febbre dei miei non me lo sarei mai perdonata. Come me tanti altri hanno scelto di rimanere qui, sono stati molto coraggiosi. La vita è fatta di scelte ed io ho scelto di rimanere qui e riscendere nel mio piccolo paesello quando tutto sarà finito”.

“Lasciare la propria terra è una sensazione che non si può spiegare è come se ti togliessero tutto, il cuore rimane lì dove hai vissuto 32 anni della tua vita. Cerco di riempire le mie giornate con le faccende domestiche, leggendo un buon libro ma poi mi ritrovo sul divano a pensare a tutto quello che sta succedendo sperando che tutto possa tornare al più presto alla normalità, l’unica cosa che mi dà un po’ di sollievo e la vista del lago e delle montagne tutte innevate che riescono solo con la vista a portarti in un’altra dimensione”.