L’ex presidente della Provincia di Agrigento, dopo la recente sentenza di assoluzione, ha postato il suo sfogo su Facebook, . Uno sfogo dal contenuto e dai toni molto pesanti.

E’ uscito da un incubo e capisco la sua rabbia che sembra superare la gioia del risultato. L’ira di un galantuomo, questo è Eugenio D’Orsi, un galantuomo che ha fatto parte di una squadra, purtroppo, molta ridotta in numero di politici senza la vocazione di allungare le mani sul denaro pubblico.

E’ risalito alla luce dopo aver scavato gallerie all’interno della montagna di maldicenze e di fango che lo hanno schiacciato per anni.

Ho conosciuto Eugenio D’Orsi, solo dal momento della sua candidatura occupandomene da giornalista per un quotidiano regionale. In un articolo l’ho definito un pazzo geniale, perché da solo ha lottato contro tutto e tutti per migliorare il destino della provincia. E’ stato solo pure quando lui stesso riteneva di non esserlo, quando era convinto che l’appoggio politico non gli sarebbe mai mancato. Ma D’Orsi non era un politico agli ordini e senza idee e personalità. Non era la solita comparsa, presto si è manifestato attore e da quel momento si inizia la sua solitudine.

Non meritava e non merita l’isolamento fondato sul dubbio alla sua onestà. Non meritava in, particolare, che il dubbio diventasse l’alibi per ingiuste prese di distanza di alcuni politici.

Eugenio D’Orsi è un dirigente scolastico, un docente chiamato alla candidatura a presidente della Provincia, ancora ricordo la lunga serata dell’ultimo giorno utile per la scelta del candidato e il balletto di nomi, poi quasi allo scadere del termine, venne fuori il suo nome. Seguì il successo delle elezioni e l’insediamento di una persona perbene ad amministrare la Provincia. Purtroppo, presto dimostrò di avere le sue idee e la schiena dritta.

Per quanto mi riguarda, non gli ho mai fatto sconti e lui non me li ha mai chiesti, oggi mi piace dirgli: Auguri Eugenio, è passata la tempesta, il tempo galantuomo alla fine riconosce chi è tale.