I netturbini puliscono e dopo pochi minuti, di questo di tratta, gli incivili vanno a depositare le loro lurdie.

Ormai tutte le energie delle aziende che gestiscono il servizio sono spese per bonificare i comportamenti sbagliati di chi non vuole proprio saperne di vivere civilmente. E ai danni ambientali si aggiungono i maggiori costi del servizio che solo il 28 per cento della platea dei contribuenti paga.

Chi salverà Favara? Del gravissimo problema ne parla solo la stampa, mentre, roba da non crederci, non ne parla la politica locale e regionale. Si, regionale perché se la città di Noto è un problema da risolvere per l’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità, Daniela Baglieri, quando Favara non è da meno.

Nella città dell’Agnello pasquale, è in atto una sorta di ribellione operata da una parte consistente della popolazione che ha deciso di non pagare la Tari e di non rispettare le regole civili del conferimento.

Incivili che nel tempo sono diventati arroganti, spavaldi e sotto gli occhi di tutti, senza un minimo di pudore, abbandonano i rifiuti e alimentano continuamente le discariche abusive dentro e fuori la città. La risposta che danno alle legittime reazioni della gente civile è “fatti i cazzi to”.

Intanto, oltre al territorio favarese, sono interessati al triste fenomeno i collegamenti stradali di pertinenza del Libero consorzio dei comuni che ha la sua Polizia provinciale. L’ex Provincia dovrebbe fare qualcosa per le sue strade ridotte a fiumi di pericolosi rifiuti che marciscono da mesi in attesa che qualche abbondante pioggia trascini tutto verso il mare.

Nulla di nulla accade per colpire come merita il branco di incivili. Il fenomeno dura da anni minando il concetto di legalità in tutti quelli che credono nelle istituzioni e nelle leggi dello Stato.

Tutti sanno e nessuno interviene. Alla Regione siciliana sono arrivati numerosissimi i solleciti da parte del Comune per i trasferimenti finanziari per coprire la quota della Tari non pagata dall’utenza, dunque, conosce perfettamente lo stato dell’arte. Conosce la vicenda degli scioperi ad oltranza dei netturbini e del moltiplicarsi delle azioni degli incivili. Sa il Prefetto di Agrigento, che in tutte le occasioni sull’aggravarsi della crisi interviene per risolvere e sa la Procura della Repubblica per le denunce presentate dall’amministrazione comunale. Sanno i sindacati, le associazioni dei consumatori, i partiti politici di tutto l’arco costituzionale e l’elenco è lungo.

Tutti sanno, mentre Favara è in caduta libera su tutti i fronti per la semplice ragione che se posso buttare i rifiuti quando voglio e dove voglio, allo stesso modo posso agire in dispregio di tutte le regole del vivere civile. E più si radica una mentalità sbagliata più difficile è eliminarla.

Favara vive in un immondezzaio e intanto trascorre il tempo e la città, oggi, ha un arretrato nei pagamenti alle ditte di quattro mesi. Se tanto mi da tanto, da un momento all’altro si scatenerà un altro sciopero lungo settimane, quando si aspetta ancora la nomina del Commissario che dovrà sostituire la Giunta dimissionaria e il prossimo sindaco si insedierà nel mese di ottobre.

Ovviamente alla politica viene da mulo toccare questi argomenti specie durante la campagna elettorale dato che il voto dell’incivile vale quanto quello del virtuoso. Poi vinte le elezioni i nodi arriveranno al pettine e po si vidi.

Ed invece po si vidi nenti, se Favara diventasse, come lo è e prima di subito, un caso per la Regione e per la politica.