Anche ieri sera piazza Cavour è tornata ad infiammarsi; questa volta, però,con un evento di natura squisitamente religiosa: la Santa Messa finale, a conclusione di tutta una serie di funzioni dedicate, nei giorni scorsi,a San Giuseppe e ieri iniziate già alle 5 del mattino.

Piazza Cavour gremita di fedeli

La devozione a San Giuseppe è molto radicata nei favaresi, ma piazza Cavour così gremita di fedeli non si era mai vista in passato. Almeno, chi scrive, non ricorda una funzione in piazza così ampiamente partecipata.

Forse il motivo è da ricercarsi nel programma diversificato e coinvolgente approntato dall’associazione San Giuseppe che ha amplificato la voglia di onorare maggiormente il santo o, come ha sottolineato nell’omelia don Calogero Lo Bello, il motivo è da ricercarsi in una Volontà superiore che stabilisce, per ogni cosa, quando i tempi sono maturi.

La Santa Messa concelebrata

La Santa Messa, presieduta da don Calogero Lo Bello ‐presidente del Consiglio Pastorale Cittadino e parroco della Chiesa S.M.V. dell’Itria‐ è stata concelebrata da: l’arciprete Don Nino Gulli, Don Giuseppe Veneziano, don Tonino Gucciardo, don Matteo Perrone, don Antonio cipolla, don Salvo Casa’, assistiti dal diacono Lillo Di Pasquale e dall’accolito Salvatore Sutera Sardo.

Il corteo

Il corteo di sacerdoti è giunto preceduto dal presidente dell’associazione culturale San Giuseppe, Roberto Cipolla e dai suoi membri.

Il coro

La funzione religiosa è stata animata da un coro massiccio di oltre 20 elementi diretto da Raffaella Vinciguerra.

Gli spunti di riflessione dell’omelia di don Calogero Lo Bello

L’omelia di don Calogero Lo Bello ha offerto molti spunti di riflessione: richiamando il Vangelo ha ripreso la frase “chiamata di nuovo la folla” per sottolineare che siamo noi la folla che viene chiamata, siamo noi la folla che accorre ai piedi di Dio. Spesso simo puliti solo fuori e non dentro, siamo incapaci di accogliere nel nostro buio lo spiraglio di luce che viene da Dio.

In Cristo- ha scritto l’ allora cardinale Ratzinger- traspare la Verità della bellezza, la bellezza di Dio stesso che a sè ci attrae e ci cattura con la ferita dell’ amore”. Facciamoci, allora, ferire dalla bellezza! Cerchiamo di raggiungere l’ unità superando la dicotomia che c’è nelle nostre vite, come dice Giovanni.
Giuseppe, raffigurato anziano e con la barba perché sinonimo disaggezza, ma che era giovane (20-25) è andato contro corrente; noi non ne siamo capaci. Dobbiamo trovare la capacità di sognare la luce, il Signore ci dà gli strumenti, sta a noi saperli usare.

Scopertura del nuovo fercolo di San Giuseppe

Subito dopo la messa è stato scoperto il nuovo fercolo di San Giuseppe, ovvero la nuova vara, per usare un termine prettamente siculo, impreziosita splendidamente dai dipinti realizzati dall’ apprezzata artista Amelia Russello a quattro mani con la figlia Cristina Schembri.

La vara di San Giuseppe con dipinti di Amelia Russello e Cristina Schembri

Un bellissimo San Giuseppe che abbraccia, sotto la sua protezione, la città di Favara. Sul retro un cesta ricolma di pane e spighe, su uno dei due lati gli strumenti di lavoro del falegname e sull’ultimo i fiori conosciuti come gigli di San Giuseppe, simbolo della purezza della Vergine che lo scelse come sposo notantolo tra la folla proprio perché teneva un giglio in mano. Gigli riportati anche sulla parte superiore della vara nascosta, ieri, da un tappeto di fiori.

Fercolo di San Giuseppe con le artiste che lo hanno realizzato
Fercolo di San Giuseppe con le artiste che lo hanno realizzato
La processione

Subito dopo la benedizione e la scopertura del fercolo ha avuto inizio la processione per le vie di Favara

e, al ritorno in piazza Cavour, un immancabile spettacolo di splendidi fuochi d’artificio a suggello di una intensa giornata di fede alla ricerca della luce, cor unum et anima una in Deum.