C’è anzitutto il volto “litigioso, delegittimante e autolesionista di una classe dirigente che si fa la guerra a colpi di conferenza stampa, facendo la gara a chi la spara più grossa, non rendendosi conto del danno che si sta facendo all’immagine del partito e a se stessi”.

Ma c’è anche l’altro volto, “quello dei militanti, tanti giovani e tanti storici compagni, che dopo che esprimono la loro amarezza e la loro rabbia per quello che sta accadendo, provano con i loro interventi ad immaginare un altro partito, inclusivo, coeso, con una visione e soprattutto una posizione chiara sulle grandi questioni che stanno strozzando la nostra regione e la nostra provincia”.

A parlare è Giacomo Vivacqua, candidato alla segreteria provinciale del Partito Democratico.

Egli dice senza mezzi termini che le assemblee pre-congressuali alle quali ha sinora partecipato gli hanno consentito di “ascoltare compagne e compagni che molto spesso hanno una visione più moderna e partecipativa di quella che vuole propinare una classe dirigente che ha perso la bussola”.

Poi aggiunge: “Io mi sento sempre più vicino al partito dei militanti, a chi nelle assemblee rivendica il senso di appartenenza ad una comunità e non ad una fazione, a chi vuole un partito che abbia una dimensione politica non asservita alla dimensione istituzionale”.

Giacomo Vivacqua sembrava inizialmente candidato unico alla segreteria provinciale del Partito Democratico, ma venerdì scorso 9 maggio il sindaco di santo Stefano di Quisquina, Francesco Cacciatore, ha avanzato la sua candidatura.

Pertanto, adesso, la partita è aperta.