Siciliacque vuole ridurre drasticamente la fornitura di acqua in provincia di Agrigento.

Ciò perché l’AICA (Azienda Idrica dei Comuni Agrigentini) non ha ancora onorato un debito di circa 22 milioni di euro nei suoi confronti.

Schifani dice che la colpa è esclusivamente dei Comuni dell’azienda idrica agrigentina.

Siciliacque

Siciliacque è la società che gestisce il servizio idrico sovrambito in gran parte del territorio isolano.

Essa è partecipata per il 75% da Italgas (società quotata in borsa) e per il 25% dalla Regione.

Ma ormai il socio di maggioranza non vuole più saperne: o l’AICA paga il debito accumulato in ragione delle precedenti forniture d’acqua oppure Siciliacque si limiterà a fornire quello che ritiene il minimo vitale per la popolazione dell’agrigentino interessata (50 litri/secondo-secondo Siciliacque medesima).

Aica

AICA è l’azienda consortile, partecipata da 33 Comuni dell’agrigentino, che gestisce il servizio idrico integrato (acqua e fognature) nel territorio dei Comuni che la partecipano.

L’ AICA sostiene di non aver i soldi per pagare subito il suo debito e quindi dice di voler trovare un accordo transattivo per pagare. Siciliacque dice che, senza i soldi che deve l’azienda consortile agrigentina, rischia di “fallire” essa stessa.

Così il cda di Siciliacque scrive al presidente della Regione, Renato Schifani, e all’AICA.

Schifani

Schifani fa sapere che “è inaccettabile che le gravi morosità accumulate, negli anni, dai Comuni nei confronti di Siciliacque – debiti per decine di milioni di euro mai saldati dall’Aica di Agrigento e, prima ancora, dal precedente gestore – vengano oggi presentate come una criticità imputabile all’amministrazione regionale, con il rischio di poter scatenare un pericoloso odio sociale nei confronti del mio governo”.

Lo fa sapere, scrivendo una lettera al quotidiano “La Sicilia” che aveva pubblicato un articolo sul debito dell’AICA nei confronti di Siciliacque e a proposito della paventata drastica riduzione della fornitura idrica ai Comuni agrigentini dell’azienda consortile.

Ancora Schifani

“Non può essere la Regione a farsi carico delle scelte non compiute o delle gestioni non corrette che negli anni hanno aggravato il problema. Avevamo anche proposto ad Aica la creazione di un fondo di rotazione ad hoc di 20 milioni di euro per far fronte, nell’immediato, a saldare parte di questi debiti” -aggiunge il presidente.

“Ma i Comuni hanno preferito rinunciare perché avrebbero voluto un finanziamento a fondo perduto. Un percorso non praticabile perché istituzionalmente diseducativo nei confronti di tutti gli enti che hanno sempre pagato” -scrive, ancora, Schifani a “La Sicilia”.

E dunque?

Il sistema della politica

AICA è un’azienda pubblica, gestisce un servizio pubblico e ha consentito che l’acqua tornasse pubblica.

Non è gradevole lo scaricabarile. Anche perché la Regione e i Comuni sono governati da uomini della politica. E la politica è un sistema integrato che viene alimentato, organicamente e compiutamente, da “tutti insieme appassionatamente” (come si suol dire): presidente della regione, assessori regionali, sindaci, assessori comunali, deputati regionali, consiglieri comunali.

I cittadini -anche quelli agrigentini- dovrebbero trovare dei servitori in chi li governa politicamente, non dei lupi rapaci. Lo ha auspicato ieri l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.

Noi auspichiamo che, se non proprio servitori, almeno siano risolutori dei problemi vitali, i politici. Perché, proprio l’acqua è davvero tra i primi problemi vitali.