Sull’abbandono del centro storico di Favara e sui rischi derivanti dai rifiuti accumulati e bruciati nel luogo, un cittadino ha informato il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il Prefetto di Agrigento dott. Salvatore Caccamo.

Questo l’oggetto della pec: Danno ambientale – Richiesta di intervento ai sensi dell’art. 309 del D.Lgs. 152/2006 – Lista di controllo.

È una lunga e dettagliata denuncia completa di riferimenti legislativi. Noi, dal canto nostro, cercheremo di fare un po’ di sintesi.

Nella parte iniziale della sua richiesta di intervento del Prefetto, il cittadino specifica che “risiedo periodicamente in un’abitazione a Favara” e, quindi, ha interesse nel denunciare i particolari fatti.

Sottolinea che “ai sensi dell’art. 309, co. 1, del D.Lgs. 152/2006 hanno interesse a presentare l’istanza “… le persone fisiche o giuridiche che sono o che potrebbero essere colpite dal danno ambientale o che vantino un interesse legittimante la partecipazione al procedimento relativo all’adozione delle misure di precauzione, di prevenzione o di ripristino” e che tale interesse sarà “valutato” ai sensi del comma 3 della stessa norma”.

Evento dannoso ed eventuale responsabile 

“Le demolizioni delle fatiscenti abitazioni hanno costituito dei sistemi di vasconi che diventano dei raccoglitori di spazzatura e rifiuti di vario tipo, come plastica, amianto, stoffe e altro genere che sistematicamente vengono incendiati al fine di liberarsi dell’ingombro e procedere con altro materiale sempre da incendiare. Le combustioni di solito avvengono nel periodo estivo, l’area è totalmente abbandonata, non esiste controllo e non esiste nemmeno una programmazione prevista alla bonifica e al risanamento di gran parte della zona.”

Cita, inoltre nella sua introduzione, una lunga serie di norme sulla sicurezza dei luoghi, sui danni e sulle eventuali colpe e responsabilità, come la mancata vigilanza.

Nella pec inviata a fine novembre scorso, prima della simile richiesta avanzata recentemente dal Partito Fratelli d’Italia, si legge ancora:

“In varie occasioni ha fatto presente all’amministrazione comunale la situazione di rischio per la salute pubblica in cui incorre la cittadinanza, dovuta alla costituzione di una discarica a cielo aperto presente nella via Bersagliere D’Anna con via San Calogero dove è presente un grande contenitore in muratura pieno di immondizia nel quale viene sistematicamente appiccato il fuoco (video e foto in allegato). La persistenza di tale abominio in pieno centro cittadino, ad oggi non ha visto nessuna operazione preventiva atta ad eliminare il pericolo determinato dai fumi tossici di combustione dei rifiuti, e tanto meno da un punto di vista del decoro urbano, tutto è in stato di abbandono, anche la zona anch’essa compromessa e abbandonata di Largo Boschi, Palma Oliva e via Reale è diventata la sede di inceneritori abusivi.”

“La registrazione delle chiamate e gli interventi eseguiti dai vigili del fuoco possono confermare quanto da me affermato.”

Nella denuncia sono riportati altri riferimenti normativi in favore dell’ambiente e della salute pubblica e allegate alcune foto che pubblichiamo.

“Il presente atto ha la finalità di denunciare alla Vostra attenzione i frequenti episodi di combustione di rifiuti che avvengono a ridosso delle vie San Calogero incrocio Bersagliere D’Anna, Boschi, Palma Oliva, Reale, dove le varie aree che si sono formate a causa dei crolli di molte fatiscenti e abbandonate abitazioni ubicate nel centro storico del comune di Favara (AG) hanno creato dei punti di accumulo di rifiuti urbani e la conseguente combustione gestita da alcuni individui che ne appiccano il fuoco per bruciare le cataste di rifiuti vari (plastiche, vetro, umido, cartone, pneumatici etc), che rilasciano nell’aria, e per centinaia di metri, i loro sgradevoli odori che entrano, anche, in quelle decine di case ancora abitate da persone che non sanno più cosa fare.”

Il quadro è desolante e al suo interno è impensabile la presenza della legalità invocata da chi denuncia e dalla stragrande maggioranza dei favaresi.

Ecco le foto allegate alla lettera denuncia: