Quest’anno niente Sanremo: Stefano Vinciguerra rinuncia all’Ariston per raccontare la storia di Gaetano Guarino
Dal 2018 al 2025 il Festival di Sanremo è stato per Stefano Vinciguerra un appuntamento fisso, un rituale professionale vissuto tra sala stampa, dirette e interviste con i protagonisti della musica italiana. Con il tesserino al collo, ha raccontato l’evento televisivo più seguito del Paese, portando il nome di Favara sotto i riflettori del Teatro Ariston.
Quest’anno, però, la scelta è diversa. Niente Ariston, niente Palafiori.
«Rinunciare non è stato semplice – racconta Vinciguerra – ma c’è una storia che attende di essere completata, e oggi per me è più importante di qualsiasi passerella».
La storia è quella di Gaetano Guarino, assassinato appena 65 giorni dopo il suo insediamento da sindaco di Favara. Una vicenda che ha segnato profondamente la memoria collettiva della città e che ora diventa il cuore di un progetto cinematografico ambizioso.
“Tradimento e Potere”: il film su Guarino
Nei giorni del Festival, mentre Sanremo accende le luci sul mondo dello spettacolo per la sua settantaseiesima edizione, Vinciguerra resta in studio immerso nella post-produzione di “Tradimento e Potere”, il film dedicato alla figura di Guarino.
Color correction, montaggio, audio, rifiniture tecniche: un lavoro meticoloso che richiede concentrazione e lunghe notti insonni. L’obiettivo è chiaro: consegnare il film entro maggio quando ricorre l’ottantesimo anniversario del suo proditorio assassinio.

«Non era possibile fermarsi – spiega –. È un lavoro intenso, condiviso con un team affiatato e con attori che hanno messo anima e corpo in ogni scena, affrontando il racconto con rispetto e senso di responsabilità».
Una scelta di memoria
Dal glamour della Riviera ligure alla profondità della memoria civile. Una decisione che segna un passaggio simbolico: privilegiare il racconto di una pagina dolorosa, ma fondamentale per Favara, rispetto alla ribalta nazionale.
Dal 2018 al 2025 Vinciguerra ha vissuto il Festival come inviato, costruendo un ponte tra la sua città e il cuore dello spettacolo italiano. Ma quest’anno il palco più importante non è quello dell’Ariston.

«Raccontare oggi Guarino – conclude – significa fare memoria e restituire dignità a una vicenda che ha segnato Favara. Per la nostra città, questa volta, il palco più importante non è quello dell’Ariston, ma quello della coscienza».
Una scelta controcorrente, che sposta i riflettori dal glamour alla responsabilità civile, dimostrando come il giornalismo e il cinema possano diventare strumenti di memoria e identità collettiva.











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