Gaetano Scorsone
Già da ieri sera la triste notizia della morte del Maestro Michele Giudice si è diffusa rapidamente, provocando un senso di costernata desolazione soprattutto in coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo come persona, di apprezzarlo come artista e di volergli bene come amico.
Dotato di un naturale talento artistico, sia nella scultura che nella pittura riusciva ad esprimere uno stile particolare in cui si fondevano armoniosamente tecniche, sentimenti ed emozioni per il primato della bellezza, del bene e di un sano orgoglio che di solito accompagna chi ha la consapevolezza di poter concorrere alla crescita della comunità di appartenenza, sempre attraverso un grande impegno, un operoso spirito di servizio e senza mai sminuire il ruolo e il valore altrui, ma sempre in sinergica condivisione e sincera fraternità.
Ricordo il suo contributo scultoreo e pittorico alle mostre dedicate a San Giuseppe, il suo incoraggiamento e la sua testimonianza in favore della legalità, la sua costante partecipazione agli incontri sul Bene Comune, le sue citazioni per rafforzare l’importanza di concetti nell’ambito di stimolanti discussioni, la cura per la sua persona con i capelli e il pizzetto sempre in ordine, il piacere di fare gruppo con gli amici di una vita, la gioia dedicata alle piccole grandi cose della quotidianità che lo portava ad apprezzare quei momenti, quelle parole e quei gesti per altri insignificanti e per lui, invece, motivo di gratificazione e appagamento.
Aveva ben capito che “di poco è fatta la migliore felicità” e che nei piccoli dettagli e nei particolari più umili si nasconde il segreto della serenità.
Che il misericordioso abbraccio di nostro Signore lo accolga e gli assicuri il meritato eterno riposo. Alla famiglia le più commosse condoglianze, alla sua gentile anima le nostre più commosse preghiere.











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