“Sul territorio di Canicattì risulta operativa una sola autobotte, in grado di effettuare al massimo 10/15 viaggi giornalieri. A fronte di tale disponibilità (…) le richieste di approvvigionamento idrico pervenute ed inevase ammontano a 160-180” -lo scrive Vincenzo Corbo, sindaco del Comune di Canicattì.

Lo scrive al Prefetto, all’ ATI di Agrigento, all’AICA e al dipartimento regionale di protezione civile, chiedendo “l’invio immediato di un numero adeguato di autobotti sul territorio, proporzionato all’effettivo fabbisogno”.

Vincenzo Corbo chiede pure di concordare “un piano straordinario di copertura del servizio con indicazione dei tempi e delle modalità di smaltimento delle richieste inevase”, tenuto conto che probabilmente le richieste aumenteranno vieppiù di giorno in giorno.

La dichiarazione di allerta e l’attivazione del C.O.C. -ordinate dal sindaco di Canicattì lunedì 11 maggio e di cui abbiamo dato notizia con l’articolo che potete leggere cliccando qui– fotografa una situazione che si va aggravando.

Lo stesso sindaco, infatti, stigmatizza che “il 90% delle richieste non potrà essere soddisfatto , lasciando famiglie, soggetti fragili, istituti scolastici, comunità, laboratori di analisi, strutture pubbliche, prive di fornitura idrica”.

Non solo. ”Nel centro storico –quartiere Borgalino– la situazione risulta ulteriormente aggravata dalla presenza di rotture sulla rete idrica che persistono da oltre tre mesi. A ciò si aggiunge che la conformazione viaria del centro storico consente l’accesso esclusivamente ad autobotti di piccole dimensioni, con conseguente drastica riduzione della capacità di approvvigionamento e disagi estremi per le famiglie, gli anziani e i soggetti fragili ivi residenti” -scrive ancora il sindaco Corbo.

Per non parlare -continua il sindaco- “dei gravissimi danni economici diretti ed immediati agli operatori commerciali e produttivi del territorio: strutture ricettive impossibilitate a garantire i servizi minimi agli ospiti; ristoranti, panifici, attività alimentari e commerciali che saranno inevitabilmente costrette a chiudere”.

A questo punto, la difesa del sindaco nei confronti delle famiglie, dei soggetti fragili, degli operatori economici e commerciali della sua città (con la conseguente richiesta di aiuto alle Istituzioni regionali e locali, oltre che all’autorità d’ambito e al soggetto gestore) continuerà oltranza. Ma ormai è diventato indispensabile il servizio idrico mediante le autobotti del dipartimento regionale della protezione civile. Nelle more che si risolva la disputa tra l’AICA e gli autotrasportatori abilitati al servizio di approvvigionamento idrico. E nella speranza che si risolva davvero.