“O quando tutte le notti – per pigrizia, per avarizia – ritornavo a sognare lo stesso sogno: una strada color cenere, piatta, che scorre con andamento di fiume fra due muri più alti della statura di un uomo; poi si rompe, strapiomba sul vuoto“.

E’ il famoso incipit di Diceria dell’untore, il romanzo che rivelò a tutti Gesualdo Bufalino, nel 1981, quando aveva già 61 anni e vinse il Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse invece il Premio Strega nel 1988.

Lo scrittore siciliano, originario di Comiso, dove ha vissuto, è morto vent’anni fa, in un incidente stradale: era il 14 giugno 1996.

Amico di Elvira Sellerio che gli ha pubblicato le sue opere, di Leonardo Sciascia che lo incoraggiava a pubblicare, di Salvatore Silvano Nigro, critico letterario di rilevanza internazionale, Gesualdo Bufalino  diventò famoso per la sua fine ed ampia cultura e per il suo stile ricercato, baroccheggiante e in alcuni casi anticheggiante.

“Non ho certezze; la certezza è nemica invidiosa della verità” -soleva dire. Ed anche: “La felicità esiste. Ne ho sentito parlare”.

Amara però la sua constatazione a fronte dell’esistenza: “La mia incompetenza a vivere sfiora il sublime”.