Stamattina il presidente della regione, Renato Schifani, ha partecipato presso il palazzo di giustizia di Palermo al convegno “Raccontami: storie di donne tra mafia e antimafia“.

Questa la dichiarazione del presidente Schifani a margine del convegno: “Allontanare i ragazzi e le donne dai contesti familiari mafiosi è l’unico modo per garantire loro un futuro lontano dalla violenza e dell’illegalità, scardinando la mafia dal suo interno. Per questo sono particolarmente orgoglioso di avere contribuito all’approvazione in Sicilia della legge ‘Liberi di scegliere’, nata da un’intuizione del presidente del Tribunale per i minorenni, Roberto Di Bella, e oggi anche legge dello Stato. Offrire alternative e costruire possibilità nuove per quei giovani e quelle donne che prima vivevano solo un’eredità ineluttabile è una responsabilità istituzionale, è la visione di una Sicilia che non si rassegna e crede in un futuro libero dalla criminalità organizzata”.

Renato Schifani dunque torna sul campo di battaglia, dopo aver riflettuto e valutato le parole del commissario regionale del suo partito, Nino Minardo, il quale -a fronte degli ultimi eventi corruttivi presso la regione ipotizzati dalla procura della repubblica- aveva auspicato un cambiamento netto, una politica completamente nuova anche nei “protagonisti”.

“Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo” -aveva detto ieri il presidente della regione- “e sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”.

Ancora, non ci sono state decisioni comunicate, ma i fatti parlano da soli. Renato Schifani continua a svolgere regolarmente il proprio mandato. Ecco, potrà continuare a farlo sino a fine mandato. Ma non sarà quasi certamente riproposto.

Si fanno già i nomi alternativi: Giorgio Mulè, Marco Falcone e, da qualche giorno, anche Nino Minardo.

Chi vivrà vedrà.