Scappano dalla loro terra, meglio, scappano dalla miseria e dalla fame per trovare da noi un migliore futuro. E noi scappiamo, ché un futuro per noi nella nostra terra è negato. Strana davvero la vita, ma così è.
Pensiamo che se sono venuti per sfamarsi, un tozzo di pane va benissimo. Nel loro Paese non lo avevano, qui lo trovano e il tanto può bastare. Vanno a lavorare per venti euro al giorno, in pochi più fortunati superano di poco la cifra, ma siamo sereni ché a casa loro non mangiavano e con venti euro possono acquistare dieci chili di pane, “a voglia”.
Ma ci sono i Francescani che da secoli ci sorprendono. Considerano primi gli ultimi e ci stupiscono. Sono capaci, benedetti frati, a farci rimettere in discussione valori consolidati nella nostra coscienza. Noi siamo gente ospitale, non siamo certamente razzisti e accettiamo tutti. Certamente, loro devono starsene tranquilli a condurre una vita parallela alla nostra senza mai interferire nella nostra. Noi, del resto, facciamo lo stesso. Noi al centro e loro ai margini. Meglio di così?
Quando ogni tassello è nel posto giusto, ci si mettono di mezzo i francescani. Sulla collina del convento le cose vanno diversamente, non c’è centro e nemmeno margine, ma c’è una grande famiglia, con il pane e un tetto da dividere. Un ghanese, nel giardino colora una tela. Fra Giuseppe ha provveduto al necessario e l’artista sta dipingendo “Mamma Africa”, nella sua “casa” italiana. Non spetta a noi comprare tele e colori per alcuno, ché va bene dare in funzione di ciò che si può, specie in questo periodo con le vacche magre che ci girano intorno. Non sarebbe male ogni tanto provare, comunque, ad uscire dal centro per fare una salutare capatina ai margini, dove non hanno diritto di soggiorno molti errori del nostro quotidiano vivere.