La Chiesa Madre affollata in occasione della celebrazione del Corpus Domini, quando tutti i fedeli delle diverse parrocchie si incontrano nello stesso tempio non è una novità. Ma alla processione che segue la funzione religiosa, raramente si è vista tanta partecipazione, come in quella di ieri.
Il mio è l’occhio del laico e potrà risultare poco rispettoso dell’argomento, ma ho cercato lo stesso di capirne le ragioni.
Nell’attuale periodo di vacche magre è cambiato il ruolo di parroco, diventato il “soccorritore”. La solidarietà pubblica è morta e con essa la speranza di ricevere il minimo aiuto economico da parte del Comune. Non ci sono più soldi. E strano a dirsi, non ci sono più soldi in particolare per i poveri. A proposito di cose mai viste, non si è mai visto un debito fuori bilancio per acquistare il pane ai poveri, ché si fanno per altri meno nobili motivi.
E allora si va dal prete a chiedere aiuto. Il parroco è discreto sa come aiutare senza mortificare chi è nel bisogno. Per ricevere, non ci sono richieste da formulare, protocollare, esaminare. Ricordo, qualche anno fa, si arrivò al paradosso con un avviso affisso nei locali comunali con il quale si invitavano i poveri a “non insistere” con le loro richieste di contributi.
Oggi più di ieri, la Chiesa sfama la gente e da risposte concrete alle nuove sacche di povertà. Di più, la Chiesa sfama e conforta. E al suo ruolo si aggiunge, con l’aumentata disperazione, la fine delle distrazioni della popolazione. Del resto non ci resta che sperare e la fede è speranza. Ad affollare la processione è stato l’attuale stato di disperazione della gente? Dico che i guai, molto spesso, sono utili a cancellare il delirio di onnipotenza che alberga in ognuno di noi e ci fanno ritornare alla fede in Dio. E’ un segnale di cambiamento positivo che ci porta ad appropriarci della nostra identità di cattolici. Un primo passo, al quale per restare in tema di speranza, si spera ne segua un secondo quello di appropriarci dello stato di cittadini, centro e non vittime della politica.










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