Vanessa Nona
<<Per l’ennesima volta la natura si scaglia contro i più poveri, contro gli inermi, contro chi ha già perso tutto e ha ancora la sola vita da renderle>>.
Due mondi, quelli descritti in “Vite anNegate”, apparentemente diversi, contrapposti ma legati da un immenso mare reduce di tante storie: il Mar Mediterraneo. La storia di uomini e donne che hanno combattuto e che tuttora combattono per un sogno, per una realtà meno crudele; la storia di uomini e donne la cui vita è stata negata dal destino, dalla natura che affoga, annega. La storia di un Mare testimone di mille tragedie, la storia di Jamir, Wa’el, Assunta, che hanno lottato per una vita ‘normale’.
Una realtà di cui Roberto Rapisarda ha voluto parlare, vissuta in prima persona, triste e al tempo stesso fonte di valori e sentimenti autentici, insegnamenti dove si scopre la diversità, dove si vedono da vicino le difficoltà di tante madri, tanti padri che vogliono donare un futuro degno di essere chiamato tale ai propri figli, agli “angioletti neri” dell’Africa.
Un libro in cui vengono affrontate tematiche molto attuali, ma anche un romanzo in cui vengono messi sullo stesso piano la storia dei protagonisti e la descrizione del fenomeno migratorio. Un libro che insegna a vedere le cose in un’ottica diversa, poiché espone le vicende da due punti di vista: quello del popolo africano e quello del popolo italiano.
Quelle di Jamir e di Wa’el sono due storie apparentemente divise, ma presto legate da un immenso amore, dall’esigenza e dalla forza di vivere. Una vera e propria odissea, la descrizione di questo lungo viaggio: quello che ha luogo nelle coste libiche e si conclude con l’approdo all’isola di Lampedusa. Questo, in realtà è ciò che tutti pensano, ma questo lungo viaggio inizia da luoghi molto lontani dalle coste libiche, dura settimane, settimane interminabili dove vivere è difficile, dove l’anima viene lacerata da continue violenze, ma dove la speranza ancora sopravvive.
Solo leggendo questo romanzo ci si rende conto della “vera realtà”, ci si immerge nella storia, nella vita di ogni personaggio, di ogni luogo che ha una propria storia da raccontare, perché tutti siamo uguali ma diversi, dotati di una propria anima, di esperienze che ci rendono ciò che siamo. Ridurre una persona ad un individuo qualsiasi per la differenza culturale, etnica, per la diversità apparente e semplicemente fisica sarebbe un errore, avremmo sbagliato fin dall’inizio a vivere.
La commovente storia di un bimbo salvato per caso dalla tempesta, dal mare, il quale cerca disperatamente le sue radici, la sua strada, grazie all’aiuto di un amore materno che va oltre i legami di sangue, è la prova che la vita ha tanto da offrire, seppure abbia tanto da togliere.
Sebbene sia esterno, il narratore fa emergere il suo punto di vista durante il corso della narrazione del romanzo, e lo fa soprattutto attraverso dei brevi dialoghi.
Ci mostra come ognuno di noi dovrebbe agire in determinate situazioni, pone dei quesiti che tutti si pongono ma a cui non è facile rispondere, poiché mancano le disponibilità economiche e le conoscenze culturali per raggiungere quegli obiettivi propri di ogni essere umano.
L’autore in modo straordinario fa riscoprire ai lettori un “mondo” nuovo, dimenticato da tutti, descrive realtà crude, reali. Descrive Lampedusa con un amore particolare come fosse un porto sicuro per i naufraghi della vita, per coloro che cercano qualcosa per andare avanti. Diventata ormai, nel suo piccolo, terra di sogni, di speranza, di vita nuova.
Questo libro semplicemente, ma con maestria insegna solidarietà, fratellanza. Mostra come la diversità non sia un limite, ma semplicemente un punto da cui iniziare a vedere le cose con un altro punto di vista. Sentimenti come l’amore per la propria terra emergono in modo spontaneo, sentimenti che ci fanno apprezzare il mondo in cui si è nati o cresciuti e non disprezzarlo. Perché la Sicilia è una “terra” ricca, ricca di uomini che si considerano fratelli, che piangono per le disgrazie del loro prossimo.
Un mondo che, sebbene in una dimensione molto limitata, diventa man mano simbolo delll’eterogeneità, della diversità, un mondo che professa sentimenti veri, che non contiene, che non è pieno di…, ma che raccoglie, accoglie, ama.
Un Mare che rappresenta la speranza, la vita, ma anche la morte. Testimone di tante tragedie è diventato padre, “terra” di molti fratelli morti nel sogno di una nuova vita.
<<Quel tratto di mare è diventato ormai teatro di sofferenze, campo di morte e vita al tempo stesso, speranza per una dignità cercata e forse possibile, scuola che contestualmente e in tempo reale insegna solidarietà e fratellanza ed agisce>>.
Attraverso descrizioni molto dettagliate, dialoghi, sebbene poco frequenti, Roberto Rapisarda mostra con molta capacità le tematiche più importanti di questo romanzo: la condivisione, la fratellanza, la tolleranza e tematiche più attuali come il razzismo, i lati negativi del fenomeno immigratorio e migratorio, la sofferenza di due popoli.
Nonostante questo sia un libro molto descrittivo, con facilità il narratore riesce a far emozionare attraverso sprazzi di conversazioni, attraverso il racconto della vita di questi uomini, donne e bambini, che per avverare un sogno rischiano la vita, vengono maltrattati, derubati non solo dei loro averi, ma anche degli affetti, dei loro ricordi preziosi.
Questi uomini che molti disprezzano, che vengono giudicati criminali, sono invece degni di encomio, hanno affrontato non un viaggio, ma tanti viaggi per un ideale che noi chiamiamo libertà, per una vita “normale”, hanno rischiato di morire per avere una “routine” che noi definiamo noiosa, ma che loro vedono come un sogno. Si sono lasciati dietro amori, ormai perduti, una patria, una grande madre che non poteva dare loro la sicurezza di una vita dignitosa: la grande Africa.
Questo libro insegna molto: insegna ad amare il prossimo, ad essere cittadini del mondo, a imparare a soffrire con l’altro, ad aiutare. Insegna ad accettare la vita che noi Italiani, e in termini più ristretti noi Siciliani, non vogliamo, insegna ad apprezzare ogni singola cosa, ogni singolo momento, ad apprezzare le giornate che trascorriamo perché questo, ai nostri fratelli Africani manca.
Oltre a trasmettere valori, ideali e insegnamenti, attraverso l’accostamento di immagini e fotografie, le emozioni e le sensazioni che vengono fuori leggendo sono più forti.
Questo espediente molto ben riuscito di accostare immagini visive alla semplice e ordinaria lettura rende il libro più reale, più vero. La vita degli immigrati, le vicende acquistano concretezza e non diventano solo fantasie e immaginazione del lettore.
In questo modo ogni descrizione acquisisce più veridicità, l’ “urgenza” del fenomeno si fa reale e la lettura diventa anche piena consapevolezza, dura realtà, verità.
E’ anche sbagliato parlare di urgenza. Questo fenomeno, come affermano due pescatori nel romanzo, non è paragonabile all’urgenza di un terremoto, di un incendio. Gli sbarchi a Lampedusa esistono da decenni e sono sempre stati classificati come urgenti, nonostante non siano mai stati trattati come tali in quanto si disponeva, e anche oggi si dispone, di mezzi, sebbene insufficienti, adatti a soffocare il fenomeno. Di fatti ognuno ha reagito in questo modo tentando di sopprimere, soffocare questa “urgenza”, ma non si è mai fatto altro se non peggiorare la situazione già critica.
Viene mostrato, in modo disarmante in che modo avvenga il viaggio di questi uomini, se si può considerare un viaggio: questo fenomeno che noi chiamiamo migratorio può essere definito come una vera e propria tratta degli schiavi.
Solo leggendo “Vite anNegate” ci si rende conto che la realtà supera l’immaginazione in maniera impressionante. Con una narrazione particolareggiata l’autore descrive ogni momento che vivono queste persone abbandonate al destino, fino al raggiungimento di quello che pensano sia il realizzarsi del loro sogno: raggiungere le coste siciliane.
Con una frase molto toccante l’autore mostra come la loro vita a volte dipenda dal destino, dalla natura: <<Sono sempre loro. Sono giovani, alcuni addirittura minori, donne coraggiose che hanno stretto forte a sé i loro bambini; esistenze dignitose scosse da una vita impossibile, che ora diventano ancor più un dramma, diventano morte>>.










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