Giuseppe Maurizio Piscopo

Intervista a Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco è nato a Catania nel 1963. E’ un affermato giornalista e scrittore italiano. Ha studiato a Leonforte, a Catania e in Germania. Collabora con i più importanti giornali italiani, con la radio e con la televisione. E’ uno degli scrittori più amati dal pubblico.

Quando nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce parallelamente a quella di libraio. Più leggo e meglio mi introduco nella scrittura.

In un libro hai scritto: tra 10 anni la Sicilia “scomparirà”. Cosa intendevi dire?

Siamo legati alle aggregazioni continentali. Siamo nel Mediterraneo che non è soltanto un mare, ma lo scenario delle strategie geopolitiche del futuro. Il mondo di domani inizia qui!

Qualcuno ha scritto che sei un cercatore delle “parole d’oro”. Quali sono di fatto le parole d’oro?

Non ne ho idea! Sono cresciuto nel solco della Letteratura italiana, quella che coincide con la Letteratura Universale.

Il tuo libro: “Buttanissima Sicilia” è stato definito dalla critica: “La Bibbia della controrivoluzione”, “L’ultimo canto d’amore”. Per me è una sorta di nuovo Gattopardo, che tutti gli italiani dovremmo leggere. Come nasce questo libro, ripreso dal Teatro e del quale si realizzerà un film?

E’ nato per tutte le volte che tornando a casa mi ritrovavo a inghiottire bocconi di rabbia.

La lingua siciliana che conosci bene è formata da oltre 5000 vocaboli. Molti non sanno, che anche il Boccaccio nella novella Elisabetta da Messina, conclude il racconto con questo proverbio: “Tintu l’omu chi mi furà la grasta”! Da te ho appreso il raffinato termine: “Lupucuvio”. Che cos’è per te la lingua siciliana?

E’ la lingua dell’origine più che la lingua madre. Contiene infatti, gli elementi di almeno 4 grandi lingue universali: il latino, il greco, l’arabo e il persiano.

Da giovane sei stato apprendista da un maestro barbiere di Agira. Che ricordo hai di questa esperienza e di quel salone? C’era una chitarra e un mandolino che suonavano le musiche dei barbieri, vera arte e poesia del mondo siciliano?

Il ricordo è un segno visibile e sempre vivo. Nel salone di Agira si suonava con chitarra e mandolino e su tutto c’era il “cunto”.

Tra i tuoi tanti libri interessanti e raffinati che hanno fatto discutere molto nel nostro Paese: “Il feroce Saracino”,”Il dolore pazzo dell’amore”, “Il lupo e la luna”, “Le uova del drago” finalista al premio Campiello, “L’ultima del diavolo”. Hai scritto: “Fimmini” da ammirare, da decifrare, da sedurre, da capire.

Come sono le donne siciliane quelle che Bufalino descrive con la “mafia negli occhi”?

Sono il matriarcato.

Personalmente, ti ho conosciuto ed apprezzato nella trasmissione televisiva di grande successo: “Sali e tabacchi. Quale potere ha la televisione sui siciliani?

E’ la stessa tv che ha avuto tutto il Mediterraneo. E’ l’elettrodomestico che ha sostituito il focolare.

In Italia esiste ancora la destra e la sinistra?

Non esiste. Non c’è più nel resto del mondo. Sono categorie morte.

Come mai sei stato scelto per realizzare un prestigioso libro su Leo Longanesi?

Chi me l’ha commissionato nella Casa Editrice Longanesi sapeva quale fosse il mio debito di riconoscenza verso un Maestro del giornalismo quale fu Longanesi.

Quali consigli ti senti di dare ad un giovane che vuole intraprendere il difficile mestiere dello scrittore?

Gli stessi che si danno a chi vuole fare il “cuntista”.