A volte la sicurezza, in politica in particolare, potrebbe giocare brutti scherzi.
C’è la grande ondata del M5s alimentata dal disagio e dal malessere generale. Disagio e malessere, purtroppo, destinati a permanere in futuro. Il sistema politico regionale consolidato negli ultimi decenni non reggerà la protesta civile del voto. Le schede bianche primo partito politico hanno un contenitore nuovo quello del M5s. Questo sembrerebbe l’andazzo.
Ma la protesta potrebbe trovare, almeno a livello locale, una scelta non obbligatoria. Mi viene in mente e dico Antonio Palumbo. Lo dico sapendo di alzare un vespaio di polemiche di enormi proporzioni.
Antonio Palumbo, l’operaio, il benzinaio che con grande umiltà ha dato e continua a dare grandi contributi alla politica locale. Preciso, puntuale, uno che si legge le carte e non si ferma per paura di andare avanti.
L’apprezzamento popolare di Palumbo, al di là delle mie chiacchiere, è nel risultato delle passate elezioni comunali, quando da candidato a sindaco, da solo, ha superato i 3000 voti.
A novembre prossimo, se Palumbo si candidasse cosa accadrebbe? Dato per certo che il malessere e il disagio dei cittadini aumenterà rispetto ad oggi per gli effetti del dissesto finanziario dell’Ente Comune e considerato che un po’ di amaro in bocca è rimasto all’elettorato che avrebbe voluto mettere alla prova “il benzinaio” delle piccole e grandi battaglie politiche, si aprirebbe un’altra scelta, un’altra occasione al voto di protesta. E la protesta è tanta, anzi, tantissima.
Ora, io non conosco le intenzioni di Antonio Palumbo, ma ragionando sul suo nome, non darei per certo un successo del M5s, anche alla luce dei risultati amministrativi della giunta pentastellata.
La campagna elettorale, questa volta, sarà sui fatti, le promesse avranno un valore pari a zero.











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