Domenico Palumbo
Estate 1988.
Più o meno questo periodo.
Percorrevo la stradella che passa davanti la casa di Leonardo Sciascia, in contrada Noce.
Arrivato alla base della salita che porta alla casa vedo lo scrittore, col bastoncino, piegato su una pianta di cappero, quello in fotografia e, accanto la signora Maria.

Mi soffermo saluto e chiedo: professore, come sta?
Buonasera signora Maria.
Stranamente non aveva la solita sigaretta in bocca.
Che cosa fa’?
“Cogliu chiapparina”.
Aveva in mano un panierino dove metteva i boccioli.
Questa è stata l’ultima volta che ho visto il grande scrittore nel suo posto più amato e dove ha scritto la maggior parte della sua produzione letteraria.
Di fronte c’è la casa del suo amico Nico Patito, contadino-filosofo col quale, quando era solo, passava le serate mangiando una semplice minestra contadina da lui preparata, forse un bicchiere di vino e facendo lunghe discussioni sui fatti del territorio e sulle chiacchiere che i contadini facevano mentre erano al lavoro nei campi.
Leonardo attingeva informazioni anche da queste fonti.

Nico, che lavorava anche da noi, mi raccontava delle visite di importanti personaggi che gli passavano davanti casa per andare a trovarlo.
La visita di Renato Guttuso, che ha voluto fare una foto con Nico.
La visita di Craxi, quella di Pannella quando lo candida alle nazionali e alle europee.
E la fila di registi, editori e intellettuali, che percorrevano le strade della Noce.
Quelle strade che oggi sono deturpate dalla spazzatura che si raccoglie lungo il ciglio e offende la memoria di un grande
che le percorreva e traeva spunti dai luoghi, dai personaggi locali e anche dai tanti amici e vicini che lo amavano e con cui Lui, con tanto garbo, si intratteneva sempre cordialmente.
Oggi, passando davanti casa sua per fotografare il cappero ho avuto un senso di vuoto, pensando a quanto intensamente ha vissuto questi luoghi e mi piace sempre ricordarlo con la sigaretta in bocca, come la statua di via Garibaldi a Racalmuto.
Ciao Nanà.











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